I hope you are well. I just wondered whether you know a guy named Rabih Beaini. He releases great music on the Morphine label and I know he lives in Venice. Perhaps he would like to come along.
Thanks,
Sam

www.myspace.com/halleynation www.halleynation.com
Viviamo in un paese in cui i Redwormsfarm hanno ancora bisogno di una presentazione. Lo affidassimo per qualche minuto alla macchina di potenza dei tre euganei, lo ritroveremmo certo ammaccato dai colpi del Gorilla Matteo, lancinato dalle voci e dalle chitarre postpunk del Cane Pierre e del Serpente Marco, ma ci staremmo più comodi e a nostro agio. I supereroi contro le ingiustizie abitano sotto casa, e da una decina d'anni rappresentano il meglio dello spirito da basement, fiero di ciò che è e di ciò che ha, ovvero energia, metodo, portamento e materialismo: un EP liberato in questi giorni fa da prologo al prossimo, attesissimo album di cui è lecito sperare in qualche anticipazione live.
+ WORA WORA WASHINGTON (Shyrec)
www.myspace.com/woraworawashington
Chi l'ha detto che il post-punk è una moda passeggera che viene e va? Forse chi ha sempre ascoltato gruppi di second'ordine più attenti alla forma che alla sostanza. I Wora Wora Washington hanno dimostrato dove serve, sui palchi, di essere un gruppo post-punk che esce dai clichè, sa scrivere canzoni e come si dice in gergo "spacca i culi". Incidono per la nostrana Shyrec e grazie ad una buona promozione e ai loro live al calor bianco hanno conquistato spazi nei maggiori festival della penisola, da Italia Wave al Tagofest, al Miami. Per il loro concerto "di casa" del SSF promettono un set incandescente.


Avere vent’anni, stare a Firenze, fare la propria cosa sapendo che nessun altro dalle tue parti la fa. Darsi un nome sassone, composto, bestiale e orientarsi verso il mondo: Fauve! gegen a Rhino sono il qui e ora, le otto tracce del loro nuovo demo “Geben” evocano colori in namedropping (per gli interessati, le influenze sono squadernate sullo space, e sono tutte quelle che potete immaginare nel 2010).
Une fauve: c’est née! debutta in società facendo pulizia del superfluo, risuonando folktronica di pecore elettriche. Carol introduce elementi che tarzaneggiano fra le liane avulse della parola, della chitarra, del noise e della variabile inconsulta. Finisterrae non è la fine del mondo, c’è ancora lugubre attesa in apparente stasi che è decisione sul da farsi prima di macroesplodere dallo spleen oceanico. Agorà è spazio aperto, lo dice la parola stessa: un martello analogico che inchioda alla parete il presupposto Battles di certa elettronica Rechenzentrum, storpiata dal replay in loop. A history, an angel: vento e sintesi sperimentale facile, procedono le chitarre prima roche poi in disarmo sopra un modesto bit economico, indi di nuovo tese nel garage. Buskash langue al funerale che dimentica il generatore acceso e una scarica di effetto-telefono in glitch si addensa sul turbine di chitarre malate. Interlude (flaneur… piano) comincia sempre alla stessa maniera col reverbero digitale, stasi krauta di valvole e pianoforte richter in una stazione spaziale, Uilab che impazziscono. Parousia il brano migliore, scheggia di primi anni duemila islandofili e Morr, comincia a vivere dopo 1′20″, subentrano strumenti e sui due minuti si costruisce il frullato che monta tra convulsioni acide e cardiologia IDM, campioni, ipnagogia lo-fi e spleen Animal Collective presto dilaniato dalle motoseghe grindy, la pazza canta la sua ninna nanna quando il bombardamento svanisce e volteggiano elicotteri, undici minuti di trip che si rigonfia di bassline sporgente e arpeggi grevi che spazzolano i minuti e fanno un deserto calpestato da una sola, finale ambulanza. Fossero canadesi arriverebbero d’importazione e tutti giù a farne un culto, scommettiamo?
Courtesy of ItalianEmbassy



http://www.maledetto.it/fathermurphy http://www.myspace.com/reverendmurphy
Father Murphy è il nome con cui lo scrittore William Seward Burroughs appare nel film "Drugstore cowboy" del fu Gus Van Sant, come anche il protagonista di una, se non più, routine scritte dall'autore stesso. Una di queste, che tratta appunto di un prete tossico che, durante la vigilia di Natale trova una valigia con all'interno un corpo fatto a pezzi, è stata musicata da Kurdt Cobain, ed edita in un disco dal titolo "The Priest: they called Him".
Ma Father Murphy è anche il protagonista di una Leggenda a cui sembra ispirarsi un'omonima band italiana, inizialmente collettivo non ben definito, in seguito composta da freddie Murphy (tra i fondatori del Madcap Collective), Chiara Lee, e il vicario Vittorio Demarin.
Ecco come inizia questa Leggenda:
"In una calda calda estate, il reverendo Murphy ebbe due figli: freddie e la piccola Chiara Lee".
Dopo essersi addormentati per alcuni anni, freddie a Brooklin e la Lee in Cina, finalmente si ritrovarono a Venezia, dove il vicario Vittorio Demarin, incarnazione dell’eroe biblico GVitron, li battezzò.
L’avvenuta conversione non poteva che confrontarsi con le quaranta notti e i quaranta giorni passati sfidando le tentazioni di Satana nel deserto. Solo al termine di questo periodo le Rivelazioni avrebbero potuto aprirsi nel loro messaggio più grande.
Ma questo era ieri.
...Lui ci ha detto di voltarci verso il Sole, sento qualcuno dire. Il Presente di Father Murphy si compie nell'Eresia, aggiungo io."
La band è stata caratterizzata, nei primi anni di vita, da repentini cambi di stile, associabili più al seguire una sorta di piano predeterminato, quasi una predestinazione, che al mero esercizio stilistico. E quindi, dal lo-fi sghembo e irridente degli inizi, si è ben presto passati ad una psichedelia acustica figlia del Barrett solista, quanto degli Os Mutantes dei primi tre dischi, mixati dall'ironia del buon John Lydon. A questo capitolo della loro esperienza la band si riferisce come alle "Rivelazioni". Dopo un'intensa attività live, in Italia quanto in Europa, il cammino del gruppo sembra affrontare le famose tentazioni di Satana, per compiersi quindi, non tanto nell'ortodossia, ma in una pura e ritrovata furia eretica, dove eresia è però usata nel suo significato primario, ovvero scelta.
Eccoci quindi arrivare a quel "...and He Told us to turn to the Sun", concept appunto sull'Eresia (uscito in Europa per Boring Machines il primo dicembre 2008, e negli Usa/Uk/Giappone via AAGOO Records lo scorso agosto), presentato sinora dal vivo in Italia, Germania, Olanda, Belgio, Slovenia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Austria, Francia, Svizzera, Inghilterra, Scozia, Stati Uniti, che è valso alla band, oltre ad una lunghissima serie di concerti, anche le attenzioni di Julian Cope, Michael Gira, John Dieterich dei Deerhoof (che li han voluti con loro nel palco al recente Sonic City Festival in Belgio), Carla Bozulich/Evangelista, con cui la band ha condiviso varie volte il palco… e, tra le altre, riviste come The Wire, NME, Foxy Digitalis, Uncut…
Il prossimo settembre uscirà un nuovo capitolo di questa Leggenda. Sembra infatti che la band si sia già indirizzata ad un misticismo scuro, devoto al concetto di preghiera continua, comunque contraddistinto da una forte quanto necessaria dose di autoironia. Un nuovo EP, composto da 4 pezzi (tra cui una cover del buon L. Cohen) dal titolo “NO ROOM FOR THE WEAK”, che uscirà in formato 10’’ per AAGOO records, mentre in CD per Boring Machines, rinnovando la già ampiamente collaudata collaborazione tra le due etichette.
Per presentare il nuovo EP I Murphy torneranno negli USA a settembre per l’ennesimo tour, per poi concentrarsi sul vecchio continente durante l’autunno.
+ Slumberwood (A Silent Place)
http://www.myspace.com/slumberwood
Nati alla fine del 2006 dalle ceneri di differenti progetti, e cogliendo ispirazione musicale e non da artisti tra loro diversissimi come This Heat, Big Star, Nurse With Wound e Werner Herzog, gli Slumberwood hanno lentamente distillato per il loro esordio una mistura di psichedelia pastorale, elettronica sporca e rumorismo allucinato, capace di coniugare Popol Vuh e Butthole Surfers con un’inconfondibile italianità nella scelta delle melodie. Temperando le pulsioni più avanguardistiche con un innato gusto pop, Yawling Night Songs passa senza sforzo dal krautrock ipnotico dell’iniziale Yahoo alla pura demenza di Galline, senza dimenticare la quiete campestre di Thru Crop Fields e il finto blues padano de Il Verme Solitario. E se è perfettamente logico che a chiudere l’album sia la danza mediterranea di The Bride Side, gli autentici tour-de-force del disco sono forse Help me Grandpa, tutta notti stellate e licantropiche corse nei boschi, e la cover/totale-reinvenzione di Mr Sandman, in origine gioiello doo-wop delle Chordettes e qui trasformato in un dilatato, disperato incubo lisergico alla David Lynch.
Sospeso da qualche parte tra le nebbie euganee e una favola dei fratelli Grimm, Yawling Night Songs è un canto naif intonato in onore del mistero e della bellezza della vita.

