Seconda tranche della serie mestrina, in collaborazione ancora con Elefante Rosso, venerdì sera proponiamo due ottimali dj set (Upstart, con Elix in apertura), in recupero dalla data di venerdì passato!
Ricordiamo ai partecipanti del pulse#115 scorso che per loro l'ingresso alla serata è gratuito.
Upstart è il nome di battaglia di Peter Wacha fondatore e motore primo della label di Monaco Disko B, con cui ha ha dato alle stampe lavori di gentaglia come: Dj Hell, Silicon Soul, Stereo Total, Electronicat, Console, Abe Duque. Considerato insieme ai mattatori Dj Hell e Richard Bartz come uno dei perni fondamentali della "Munich Techno", Peter è inoltre titolare del fantastico e fornitissimo negozio di dischi Optimal a Monaco.
Ricordiamo ai partecipanti del pulse#115 scorso che per loro l'ingresso alla serata è gratuito.
Per tutti gli altri, comunque solo 3 euro. + tessera arci, of course
ci si vede lì ciao
Come Arrivare
L'Elefante Rosso si trova a Mestre in via della Crusca 34, laterale di via Martiri della Libertà. Per chi viene da fuori città: dalla tangenziale di Mestre prendere l'uscita Treviso / Terraglio. Alla rotonda che si incontra subito usciti dal passante seguire per Venezia / Zona Industriale. Vi troverete su una grande strada a 2 carreggiate (via Martiri della Libertà). Dopo 2 km trovate via della Crusca sulla destra.
Info: The munich-based electronic music label Disko B was founded in 1991 by Peter Wacha aka Upstart as dance-department of his independent label Sub Up Records (releasing among others the german cult pop/punkbands FSK, Die Goldenen Zitronen, Merricks) which was already in existence since 1985. The original name of the label was disko bombs, targeted towards a bombardement of the disco mainstream with progressiv electronic music sounds. The first release of the New York based SILICON SOUL (db 1) entered the german dance charts at the first go.
After one Ragga and one Rave 12, KOTAIs Susis Daydream (db 4) was the first pure techno-release on Disko B in 1991. The same year Upstart, Dorothea Zenker, David Süss and Cpt. Reality started the legendary Ultraworld parties (which lead to the worldwide respected ULTRASCHALL club and meanwhile merged into the club ROTE SONNE www.rote-sonne.com). With releases of producers like DJ HELL, RICHARD BARTZ aka ACID SCOUT, ROBERT GÖRL or DJ GOOD GROOVE Disko B established itself as one of the most profiled techno/electronic music labels worldwide. The Vienna-Munich-connection with Cheap Records lead to the release of the scandalous Porno by PATRICK PULSINGER (db35) and SUSANNE BROKESCHs experimental ambient milestone Sharing The Sunhat (db60) and Disko Bs image between dancefloor-straightness and experimental electronica deepened during the mid-ninetees.
Disko Bs international artist roster with artists like I-F, JAY DENHAM, BLAKE BAXTER, THE RANCHO RELAXO ALLSTARS, UNIT MOEBIUS, HELL, ARTIST UNKNOWN or ABE DUQUE aka KIRLIAN spread the sound of the Disko B family around the world.
Disko B has been able to continue an output of high quality electronic music over the years. In 2005 Disko B signed the Band STEREO TOTAL from Berlin and thereby clearly (re-)opened the labelsound in direction of punk and alternative. Relases by CONSOLE, GEBRUEDER TEICHMANN, ACID PAULI, JAY DENHAM or GOOD ENOUGH FOR YOU and new albums by ELECTRONICAT or CREME DE MENTHE followed. The latest Disko B signing is SCHLACHTHOFBRONX.
La prima data della collezione autunno inverno Pulse è in trasferta: venerdì 30 ottobre ci si trasla in quel di MESTRE, all'ELEFANTE ROSSO, club Arci di recente istituzione, ma dalla sede storica (Jam/Teranga), in via della Crusca 34.
Come Arrivare L'Elefante Rosso si trova a Mestre in via della Crusca 34, laterale di via Martiri della Libertà. Per chi viene da fuori città: dalla tangenziale di Mestre prendere l'uscita Treviso / Terraglio. Alla rotonda che si incontra subito usciti dal passante seguire per Venezia / Zona Industriale. Vi troverete su una grande strada a 2 carreggiate (via Martiri della Libertà). Dopo 2 km trovate via della Crusca sulla destra.
VENERDI' 30 Ottobre 2009 ore 22:00 @ ELEFANTE ROSSO - Via della Crusca, 34 MESTRE
La prima data della collezione autunno inverno Pulse è in trasferta: venerdì 30 ottobre ci si trasla in quel di MESTRE, Venezia, all'ELEFANTE ROSSO, club Arci di recente istituzione, ma dalla sede storica (Jam), in via della Crusca 31.
Chiediamo scusa per l'annunciata doppietta su blog e facebook, purtroppo un imprevisto logistico ha reso impossibile la presenza di Peter Wacha aka Upstart per domani sera, ad ogni modo la consolle non rimarrà vuota, e il dj set post concerto sarà a cura di Cilloman.
Poco male, la mitosi pulsistica ci viene in aiuto, e da un venerdì sera se ne fanno due: il patron della Disko B recupererà dunque il DJ set il venerdì successivo, 6 Novembre 2009, e per farla tutta, insieme ad Elefante Rosso si è pattuito che chi viene domani per Chadbourne, il sei beneficierà di un ingresso aggratiss, giusto per scusarci dell'inconveniente.
Come Arrivare
L'Elefante Rosso si trova a Mestre in via della Crusca 34, laterale di via Martiri della Libertà. Per chi viene da fuori città: dalla tangenziale di Mestre prendere l'uscita Treviso / Terraglio. Alla rotonda che si incontra subito usciti dal passante seguire per Venezia / Zona Industriale. Vi troverete su una grande strada a 2 carreggiate (via Martiri della Libertà). Dopo 2 km trovate via della Crusca sulla destra.
http://www.elefanterosso.com
EUGENE CHADBOURNE (USA, House of Chadula)
Dr. Eugene Chadbourne ha 55 anni, suona la chitarra, il banjo e molto altro. Improvvisatore blasfemo di country western, Chadbourne è il piu' eccentrico ed eterodosso dei solisti creativi. Contaminato dai miraggi e dagli incubi della civiltà psichedelica, erede della musica totale di Zappa e del musichall politico dei Fugs, ma immerso fino al collo nella "trash culture" (cultura della spazzatura) dei punk, ha coniato il linguaggio musicale più eretico e blasfemo della sua era. In maniera del tutto coerente con la sua fondamentale incoerenza, ha scelto l'innocuo country come struttura portante di tanto fracasso.
Alla fine degli anni settanta (dopo aver brillantemente risolto il dilemma "Canada o Vietnam?") Eugene improvvisa con John Zorn e Tom Cora a New York.
Gli anni 80 si aprono con il rockabilly demenziale e dissonante degli Shockabilly, lui intanto fissa il suo acido impegno politico, poi si aggiunge ai Camper van Beethoven, sempre coverizzando il mondo intero, fa dischi con They might be giants et alter.
Negli anni 90 ritrova e scompagina folk e country, scambia la chitarra elettrica con quella acustica, creando così un sound totalmente personale, in cui la sua indole di improvvisatore rumorista rivolta sorniona sonorità più traditional.
Il percorso continua, tra sfilze di dischi e nastri autoprodotti e collaborazioni eccellenti non solo nel mondo del jazz, incontrando musiche antipodali ed esotiche, per consegnarci oggi un artista incredibilmente eclettico, capace di performance surrealmente avant ma al contempo esilaranti e caustiche, capaci di frullare musiche altre, d'altri e d'altri tempi sempre all'insegna di un buon umore iconoclasta.
Collaborazioni con: John Zorn, Violent Femmes, i nostrani Zu, Sun City Girls, Elliot Sharp, Fred Frith, Derek Bailey,They Might be Giants, Keiji Haino, Marc Ribot, David Toop, Susie Ibarra, Tom Cora, e ci fermiamo qui...
In calce trovate un emblematico report di un suo live recente, (da Sentireascoltare) che la dice lunga su ciò che vi perdereste nel caso non veniste!
Il costo dell'operazione, al solito sottodimensionato dato il calibro dell'artista in questione, ma si sa, noi vi si vuole bene... è di soli 7 euro
Chiudiamo con un breve compendio delle date a venire, chiaramente suscettibile di variazioni in aggiunta:
pulse#116: 6 novembre 2009 Upstart (Disko B, DE) + guest @ Elefante Rosso, Mestre, Ve
pulse#117: 20 novembre 2009 Edie Segdwick (Dischord, USA) @ StalkeR*eloaded / Altragricoltura NordEst, Padova
pulse#118: 8 dicembre Aa / Big A little a (Deleted Arts, USA) @ StalkeR*eloaded / Altragricoltura NordEst, Padova
Eugene Chadbourne Museo Della Musica Bologna (24 Febbraio 2009) Comicita e ricerca musicale, parodia e eclettismo. Eugene Chadbourne dimostra ancora una volta che la musica sperimentale può andare tranquillamente a braccetto con il country, il noise, il metal e il clownesco.
Alla faccia di chi pensa che la musica sperimentale (d’avanguardia, anticonformista o come diavolo la si voglia chiamare) sia per forza una roba noiosa e di chi crede che i musicisti “impegnati” debbano (chissà per quale motivo, poi) essere barbosi bacchettoni che suonano per un pubblico elitario e serissimo. L’altra sera, nella saletta del Museo della Musica di Bologna, Eugene Chadbourne ha dato prova del contrario, dimostrando che la comicità può andare perfettamente a braccetto con la ricerca musicale, senza che quest’ultima perda di credibilità. E lo ha fatto a modo suo, con quell’ inconfondibile stile da americano giramondo, capace di adattarsi a qualsiasi platea e, soprattutto, a generi musicali distanti anni luce tra loro.
Solo con un banjo e una chitarra, il musicista statunitense, noto per le sue svariate collaborazioni (da John Zorn a Fred Frith, da Jello Biafra a Derek Bailey, fino ai romani Zu), è riuscito ad ipnotizzare i presenti per un’ora e mezzo con uno show esilarante e capace di abbracciare, in poco più di un giro d’orologio, mondi musicali agli antipodi.
Senza tanti convenevoli, Chadbourne ha esordito con una serie di brani country, che spesso e volentieri si dilatavano, sfociando in improvvisazioni free, con il banjo trasformato in un ibrido tra uno strumento a corde e una percussione.Dopo una mezz’oretta eccolo imbracciare la chitarra elettrica, distorta e compressa all’inverosimile, e lanciarsi in una serie di cover. Are You Experienced? Di Hendrix sarebbe praticamente irriconoscibile sotto le sferzate noise della sei corde, se non fosse per l’ormai classico stop and go con la declamazione della frase che da il titolo al brano. Dal rumorismo estremo al suono chiaro e limpido ci passa un colpo al pedale degli effetti. Ed ecco il Nostro esibirsi in un duetto (degno di un imitatore di professione) tra Bob Dylan e Louis Armstrong sulle note dello standard Stardust. Ma non c’è sosta e il pubblico non ha ancora smesso di ridere che arriva la sua personale rilettura del classico del classici del rock’n’roll, Roll Over Beethoven, trasformato per l’occasione in un geniale “Roll over Berlusconi”!
La comicità musicale di Chadbourne possiede l’efficacia che solo i grandi attori riescono a suscitare, tanto è raffinata e mai grossolana. E, soprattutto, imprevedibile. Quanto meno te lo aspetti, il vecchio Eugene ti mostra il pezzo da novanta, tirando fuori uno strumento di sua invenzione: il rastrello “elettrificato” (!). Chadbourne gironzola per un quarto d’ora esplorando tutte le sfumature del rumore con il suo nuovo arnese, ora graffiando il pavimento,ora sfruttando il suono del contatto elettrico con le luci.
Non importa che sia un concerto gratuito e che ai presenti potrebbe già bastare. Lui è in vena, il pubblico anche e quindi, imbracciato di nuovo il banjo, ricomincia con le sue deliranti melodie pseudo country.
In questi casi ci si può solo lamentare del fatto che tutte le cose, prima o poi, finiscono. Eccezionale. Daniele Follero
"Ah ma fate il festival anche quest'anno?" In molti ce l'hanno chiesto in queste settimane mentre cercavamo di far quadrare un cerchio ciclico di sfighe. Ma quest'anno non vi vogliamo raccontare delle difficoltà, del mancato intervento di due dei quattro soggetti che storicamente supportavano il festival (Progetto Giovani ed Arci Padova) ma vogliamo invitarvi a passare con noi 5 serate che, governo ladro, si prospettano finalmente calde ed asciutte (per quanto possano essere asciutte delle serate a Padova, beiniteso). Terzo all'anno all'insegna del tormentone Je t'aime e terza location: torniamo nel giardino della mensa Piovego, dove un po' tutto ebbe inizio (2004, Sodastream e El Guapo, per chi c'era, e anhe lì, vampagna elettorale per le amministrative....). Lo spazio è piccolo ed intimo. Quindi chi prima arriva meglio alloggia. Passiamo al programma, che per quanto sfoggi nomi meno noti dell'anno passato, a nostro avviso è forse il programma più riuscito in assoluto in termini qualitativi. Quest'anno pochi tour interessanti durante la settimana, quindi ci siamo inventati il festival chiamando direttamente per una data one shot diversi artisti europei o di passaggio in Europa di nostro totale gradimento. Le prime due serate sono una sfida Germania - USA, per ricordare lo sbarco in Normandia. Per la Germania scenderanno in campo mercoledì Niobe e Guido Moebius, per gli Stati Uniti giovedì Shooting Spires e Lucky Dragons. Una sfida a distanza. Dirige il match il bolognese Quakers & Mormons. Venerdì appuntamento assolutamente da non perdere con gli svedesi Wildbirds & Peacedrums, batteria e voce (che voce!) che da sole sanno creare un'alchimia magica, e Debora Petrina, che gioca in casa a pochi giorni dall'uscita di In doma, il suo nuovo, splendido, disco. Sabato ignorante e danzereccio con Max Tundra, one man band inglese che ricorda "a naso" il protagonista di American Pie. Aprono gli anconetani Dadamatto: ci sarà da divertirsi. Infine gran chiusura domenica con il duo Dj Rupture e Andy Moor (chitarrista degli Ex) e i bresciani Aucan: sano rumore per chiudere alla grande la settimana. scheda e link per tutti più sotto, per video e altro consultate http://www.myspace.com/summerstudentfestival, o il blog Asu http://asu.blogsome.com/ Non mancheranno proiezioni a cura di MondayScreen e, forse, un intervento teatrale Come al solito la birra e i panini saranno tra i più economici in città. Ringraziamo l'Università degli Studi di Padova e l'ESU per la collaborazione e il contributo. Ringraziamo chi di voi ci emozionerà, come ogni anno, e in particolare chi festeggerà con noi il 25esimo compleanno dell'associazione.
Mercoledì 10
GUIDO MOEBIUS (Autopilot, DE)
Chitarre funky, bassi profondi, battiti e sibili elettronici. Tutto solo ed in loop il berlinese Guido Moebius si presenta per la prima volta in Italia dopo aver dato alle stampe Gebirge, uno dei più divertenti ed originali dischi ascoltati sin qui nel 2009. Pezzi sbilenchi che partono in circolo e poi si perdono tra code noise, fiati strozzati, campioni di scacciapensieri. Qualcuno ha definito la sua musica avant-funk dadaista. Che dire: chaupeau! discografia consigliata: Gebirge Autopilot 2009 ascolti: http://www.myspace.com/guidomoebius
NIOBE (Tomlab, DE) Yvonne come Yma (Sumac), Cornelius nel nome del compositore giapponese. Niobe e l’etichetta Tomlab stanno come un millepiedi in cento scarpe: indietronica anni Zero, vocalismi lounge-jazz sulla soglia dell’età pensionabile, equilibrio tra vuoto e pieno, leggerezza tropicale. Una linea sottile unisce “Voodooluba” e “White hats” all’album più recente, “Blackbird’s echo”, uscito a maggio e che vede tra i produttori dj Olive e David Grubbs: interessante sarà osservare come nell’era della piena riproducibilità tecnica la tedesca di Colonia tradurrà sul palco tanto minimalismo elettro-acus(ma)tico, così fragile, così fascinoso, faraway/so close… discografia consigliata:
“It all started in New York town”, la seconda casa del mondo per il suo sindaco Bloomberg. Quindi anche per l’hip hop virato klezmer di Maolo Torreggiani, leader dei My Awesome Mixtape: uno che le canzoni le sa scrivere, cimentandosi ora in campioni da Miles Davis per arrivare allo yiddish di SoCalled dopo l’ascolto transatlantico di uno come Beirut.
Shooting Spires (Carboard, USA) Shooting Spires è il progetto solista di B.J. Warshaw, cantante/tastierista nei Parts and Labor. Messosi momentaneamente in pausa dal progetto principale, concentra i suoi sforzi e creativi e di ricerca in un disco di songwriting pop a tratti introspettivo e delicato, specie quando la sospensione di materia elettronica e distorta lascia emergere diretta la forma canzone. Riferimenti: Bowie/Eno periodo '70, TV on the Radio.
Ci sono i concerti normali e poi ci sono le esperienze uniche, per la magia che evocano e per l'irripetibilità che solo il concorrere di fattori quali artisti, luogo e pubblico può generare. Le performance audio-video di Lucky Dragons (= Daigo Fukuryu Maru, nome della barca da pesca giapponese il cui equipaggio fu investito dal fallout nucleare del test di Bikini Atoll) sono un invito fuori dagli schemi al contatto e alla relazione con natura e persone, un rito digitale celebrativo della spiritualità umana, La musica è estatica ed incatalogabile, un fiorire digitale di creatività libera, beats che apre uno spiraglio di speranza sul nostro futuro tecnologico. Li edita l'ottima Upset the Rhythm, già etichetta di band culto come No Age e Gowns, mentre appongono entusiasti il loro bollino qualità Centre Pompidou e Transmediale Festival. Per molti il live "must see" del dell'anno. James Holden dice del loro disco: "Utterly utterly brilliant, jangly, acoustic, hippy-jam-session music that is also in places completely dance music."
Miss Debora ha suonato il piano allo Stone di John Zorn e alla Fenice, sul palco indie del MEI come a Cuba. E nel suo esordio registrato tra quattro mura padovane ospita Elliott Sharp, Ascanio Celestini ed Amy Kohn. Credenziali a favore di questa farfalla jazz poliglotta, disneyana e sensuale, che stasera gioca “In doma” con lo spirito di Herbert.
Lei e lui, Wildbirds and Peacedrums: voce e batteria. Sembra poco, sulla carta, ma si cambia idea dopo poche battute di “There's no Light”, singolo dal secondo ”the Snake": subito si intuisce la cifra di uno dei fenomeni “pop” più spiazzanti del periodo, puntualmente targato “Leaf”. Tribalismi percussivi asciutti, una cura del suono e del silenzio intesi come strumenti complementari; una voce, quella di lei, potente e precisa in grado di evocare paesaggi netti e suggestivi. Per la coppia di maestri di conservatorio di Goteborg il background jazz e blues fa da solida struttura per deviazioni e verticalismi vocali. Il risultato è uno dei live più dinamici e coinvolgenti che si vedano sui palchi europei.
Brutti anatroccoli punk diventano risoluti falchi powerpop. I tre volatili di Senigallia hanno creato lo choc tra quanti non pensavano che si potessero coniugare suoni abrasivi con liriche stralunate e un eclettismo di fondo anche all’interno della stessa canzone. Da inserire nell’elenco “artisti che meriterebbero molto più di ciò che stanno avendo”.
"Io sono un autarchico. E tre indicazioni di genere nel mio profilo myspace non mi bastano". Dai vangeli apocrifi di Ben Jacobs, postmoderno sognatore di pecore elettriche ovvero strumentista completo al modo di un Momus da club, capace di catturare il pubblico delle chitarre come quello dei bit/beat digitali: stanziale in Domino dopo un primo singolo Warp, Max Tundra sfrutta campioni di Amiga e campioni dAl mondo per il suo old ravey synthrock -più Shamen che Simian- fino a diventare il cocco di Pitchfork remixando Franz Ferdinand, Architecture in Helsinki e Pet Shop Boys. Lasciategli un messaggio su youtube e avrete risposta al concerto!
I tre bresciani dal 2005 danno vita ad un progetto post-hardcore sballato, squinternato e sfaldato che strizza l'occhio ai Tortoise per l'abbondante uso di melodie ed elettronica, ma che guarda anche in casa propria alla strada tracciata dai Don Turbolento. Riff ipnotici, intarsi dub, e suoni distorti alternano momenti di lucida pacatezza a indiavolati fragori mitigati solo dal synth. discografia consigliata: AUCAN Africantape/Ruminance 2008 ascolti: http://www.myspace.com/aucan
Dj Rupture + Andy Moor (Unsuitable, USA/NE)
Ovvero: il Negrophonico e il gratuggiachitarre. Esclusiva primizia per l'italia, a latere di una manciata di date in Olanda, il SSF09 chiude con l'orgoglio panafricano attualizzato di Jace Clayton, distillato in anni di dj set e mixtapes suonati e raccolti tra New York e il Mondo intero, da un lato del palco, e dall'altro la trentennale militanza anarco/punk di Andy Moor, chitarrista dei seminali The Ex. Dubstep in collisione libera con staffilate Fugaziane, turntablism virtuoso ma sempre profondo ricamato di frammentazioni chitarristiche dalla precisione chirurgica. Bass Vs Noise. L'inaspettato duo, rodato in anni di improvvisazioni dal vivo, convince anche su disco, tant'è che i due mettono in piedi un'etichetta per licenziare ad inizio anno un disco di estratti live, "Patches", in cui trovan posto campioni di Tracy Chapman come di Smashing Pumpkins. discografia consigliata: Patches Unsuitable Records 2008 web: http://www.negrophonic.com/
Il progetto Mondayscreen, rassegna cinematografica a cura di ASU, redivivo in versione estiva SUMMERSCREEN, si trasferisce presso i Giardini della mensa Piovego dal 10 al 14 giugno 2009 all’interno dell’iniziativa Summer Student Festival. Special guest: Fondazione March con OU VA LA VIDEO? 00.00.02, selezione di giovane videoarte.
Nello spazio proiezioni video, cortometraggi e lungometraggi dalle 21.30 ad oltranza.
Un assaggio di programma:
Mercoledì 10 giugno da mezzanotte Fondazione March OU VA LA VIDEO? 00.00.02
Giovedì 11 giugno dalle 21.30 selezione video da Joseph Cornell, Brian Eno, Richard Serra, Wim Delvoye, Samuel Beckett e Alain Scheider, Cindy Sherman, Man Ray, Bill Viola, Fernard Léger, Alexander Calder, Mary-Beth Reed, Isabella Rossellini…+ film Control (2007) di Anton Corbijn
Venerdì12 giugno dalle 21.30 selezione video + cortometraggio La finestra sul nulla + Le mani sulla città (1963) di Francesco Rosi
Sabato 13 giugno dalle 21.30 selezione video di Chris Cunningham + film Dave Chappelle’s Block Party (2005) di Michel Gondry
Domenica 14 giugno dalle 21.30 Fondazione March presenta OU VA LA VIDEO? 00.00.02 + film Amores Perros (2000) di Alejandro Gonzalez Inarritu.
Tutto ciò è possibile grazie all'ASU Associazione Studenti Universitari, Il Sindacato degli Studenti con il contributo di Esu Ente per il Diritto allo Studio Univerrsitario, e UniPD, Università degli studi di Padova
Introduciamo con questo una nuova tipologia di post, retroattivi diciamo. Ove possibile comprenderanno estratti video di alcuni degli eventi passati, interviste ed eventuali report. Buone cose!
Si parte con Sylvain Chauveau, pulse#104 - teatro Ruzante Padova 12.12.2008 Il brano eseguito nel video è: La Lettre Qu'il N'Envoya Jamais, tratto da Un Autre Decembre ( Fat Cat, 2003 )
Intervista
La tua musica ha radici profonde che derivano dalla classica: Debussy, Ravel e Satie, ma anche nella “musique concrète” o nella scuola elettro-acustica di Pier Henry e Luc Ferrari. Allo stesso tempo ti fa piacere se il tuo suono viene qualificato come post rock. Mi dai una mano a mettere in ordine le idee?
Si ci sono un sacco di riferimenti a tutti gli artisti che hai citato, ma io provengo dal rock, questo è il tipo di musica con cui ho iniziato quando ho cominciato a suonare, in verità molto tardi a 19/20 anni. Comunque dopo essermi cimentato a cantare e a suonare la chitarra ho voluto sperimentare dell’altro perché volevo smettere di ripetere le stesse cose dei gruppi inglesi o americani che mi piacevano. Allora mi sono detto, il massimo che posso dare in quest’ambito è esattamente quello che sto facendo, perciò devo trovare qualcosa di diverso.
‘Ok sono francese, ho questo accento francese ed ho anche un altro background culturale da cui posso tirar fuori qualche idea’. Questo è il motivo per cui ho guardato alla musica del mio paese, e mi sono chiesto cos’è la musica francese? Mi sono venuti in mente questi nomi, famosi compositori di musica classica come Debussy, Ravel, Satie, Fouret. Ho pensato che potevo prendere gli strumenti che loro usano, come piano e archi, e magari potevo fare qualcosa mescolando questi al rock. Per cui si, credo che la mia musica sia rock, ma sono l’unico a saperlo perché in verità non suona come tale, bensì molto tranquilla, musica da camera. Se però ascolti attentamente si tratta di strutture che derivano dal rock, melodie semplici, ripetizioni …
Quindi ciò che è fondamentale per te è l’attitudine?
Non intendo esattamente questo, quello che è veramente importante per me è la musica, ma dovevo trovare qualcosa di diverso, un’idea. Per me è un modo per inventare qualcosa, ovviamente non si tratta di musica nuova, in verità è musica di un altro secolo addirittura, ma il modo in cui la compongo deriva dal rock, la filosofia del “do-it-yourself”, del punk rock, ecco per me si può parlare di punk rock!
“Down to the bone” è un album di musica da camera in cui rifai dei pezzi dei Depeche Mode. Hai ricevuto qualche commento da parte di Dave Gahan?
Dave Gahan, non ha mai ascoltato l’album, e nessun’altro della band l’ha fatto. Lo so per certo perché ho incontrato Daniel Miller il boss della Mute Records, a cui qualcuno aveva dato il mio disco e lui l’aveva ascoltato, così quando abbiamo avuto occasione di parlarne mi disse che gli era piaciuto molto. Mi confidò però anche che nessuno della band l’aveva voluto ascoltare e ho capito che questa era l’ultima cosa al mondo che avrebbero voluto, perché ci sono così tante cover dei Depeche Mode che spuntano ogni settimana in tutto il mondo, ed è pazzesco perché loro stanno suonando ancora queste canzoni da 25 anni, per cui quando tornano a casa non hanno nessuna voglia di ascoltare altri album che rifanno i loro pezzi.
Ti sei divertito però a fare quell’album?
Beh posso dire che ora è molto divertente eseguire questi pezzi live, mi piace suonarle di fronte ad un pubblico, cantare con lo stream player e il piano, questo è molto bello. Ma lavorare sul disco e registrarlo è stato veramente pesante, un incubo.
Mi ci sono voluti 8 anni, tempo per trovare gli strumenti adatti, gli arrangiamenti migliori, dei buoni musicisti, l’etichetta e ovviamente i soldi per registrarlo. Per cui è stato un lavoro terribilmente lungo. Inoltre è difficile cantare in studio, perché devi essere perfetto per registrare, ho impiegato ore e ore sempre sulla stessa canzone. E’ stato pesante, ma quando sono davanti ad un pubblico mi lascio andare e cerco solo di divertirmi anch’io.
Il tuo ultimo album “Nuage” raccoglie due colonne sonore che hai creato per il cinema. Me ne parli un po’? Ad esempio, hai visto il film prima di iniziare a comporre?
Si Nuage era la colonna sonora per un film dal medesimo titolo il cui regista è il francese Sebastien Betbeder. Ho lavorato con lui per tutto il tempo, ho creato la musica per quasi tutti i suoi film per cui conosco molto bene i suoi lavori e lui la mia musica. Il lavoro sulle musiche è cominciato prima che il film cominciasse ad essere girato, abbiamo prima chiarito l’ambientazione e poi insieme ci abbiamo lavorato da subito.
C’è addirittura una scena in cui io compaio e suono la chitarra in un live …
E com’è andata?
Mah, per me è stato terribile e credo che siano state eliminate molte parti delle riprese perché erano veramente pessime, io non dovevo dire assolutamente nulla, ma anche solo il modo di guardare in camera era tremendo, credevo di non farcela mai. Comunque abbiamo lavorato molto bene insieme anche perché il regista ,Sebastien, è appassionato di musica e sa bene quello che vuole e ciò che invece non gli piace, per cui è stato un procedere fianco a fianco sulla musica e spero che questa collaborazione prosegua ancora nel tempo.
Quando sei arrivato alla Fat Cat? E ti va di raccontarmi della terribile esperienza alla DSA?
Sono arrivato alla Fat Cat, semplicemente mandando loro una demo come chiunque altro, è stato tanto tempo fa, avevo appena fatto un album e l’etichetta non mi stava pagando, purtroppo questa è una storia che capita spesso, così mi guardavo intorno per cercarne una nuova per il secondo album.
Ho contattato credo 10 etichette ma Fat Cat mi rispose dopo circa 3 mesi dicendomi che per loro era ok e che erano favorevoli a realizzare un disco insieme. Ad ogni modo prima di loro io ero ancora registrato su un’altra etichetta, la DSA, e l’ultimo mio album stava per uscire lì, allora resi subito chiaro il fatto che nonostante ciò io volevo registrare ugualmente un album per Fat Cat.
Mi decisi a fare una sorta di Ep dal titolo “Un Autre Décembre” che uscì nel 2003, restando comunque ancora sotto contratto anche con DSA, io ho pensato ‘bene è una buona etichetta’, in realtà dopo pochi anni hanno smesso di pagarmi e quando uscì quell’album di cover dei Depeche Mode che vendette 9.000 o 10.000 copie, io non vidi un soldo e nemmeno ci conto più. Mi hanno dato 200 euro da poco, ma non c’è niente da fare è incredibile.
Ma si trattava di un’etichetta giovane? Non che questo giustifichi tale comportamento, ma magari può essere significativo in termini di serietà e affidabilità …
No, l’etichetta non era giovane, la DSA ha più di 25 anni … ho realizzato poi che avrebbero fatto lo stesso con chiunque altro. A meno che tu non lo sappia da prima. E’ pazzesco, non immagini il numero di case discografiche che non pagano i loro artisti, sono tante, anche le più grandi. Ho conosciuto molti musicisti che escono per loro e che mi hanno detto, sanno perfettamente che non verranno mai pagati per le vendite … per cui ‘benvenuto nel club mi dico’ …
Hai mai sentito parlare della youtube orchestra? Un’orchestra i cui musicisti vengono reclutati da tutto il mondo solamente attraverso dei video su youtube. Cosa ne pensi?
Sono molto attratto da youtube, ma non sapevo nulla di questa storia, anzi grazie, wow potrebbero anche creare una sorta di orchestra di persone che suonano in luoghi separati e allo stesso tempo puoi sentire ciascuno suonare in modo indipendente. Mi piace certa musica che trovo su youtube, a volte ci sono delle cose incredibili, ad esempio hai mai sentito di questo tizio Jerry Philips, lui crea musica solamente con le mani facendo pressione l’un l’altra. Ma ce ne sono moltissimi altri sul genere che mi fanno impazzire.
Io ho in mente ora di un tizio, tale monssieur trompette che suona qualsiasi melodia attraverso i claxon che ha appesi su tutto il corpo …
Si si l’ho visto incredibile, è una sorta di virtuoso del claxon … un’altra cosa che mi lascia sempre a bocca aperta sono le “rap battles” , in cui rapper si sfidano improvvisando e il pubblico sceglie applaudendo il preferito. So che ora si sfidano anche attraverso i video su youtube. Anch’io vorrei partecipare una volta, mi piacerebbe davvero! Appena arrivo a casa me ne guardo uno!
Intervista a cura di Daniela Cia (RADIO BUE)
Riprese e montaggio del clip di Giulia Tirelli Video realizzato in collaborazione con Laboratorio Punto Video Toselli/Punto Giovani
LIBRARY TAPES (SWE, Resonant) MAR 03.03.09 h.21.30 @ A.S.U. via Santa Sofia 5, Padova http://www.myspace.com/librarytapes http://virb.com/librarytapes Newsletter lampo, come anche sono stati i tempi di imbastimento di questa data, cadutaci tra capo e collo, ma che volentieri incastoniamo nell'occhio di portico che più ci è caro, in Via Santa Sofia 5, all'A.S.U.
L'artista si inserisce nel filone che quest'autunno abbiamo approfondito con Rafael Anton Irisarri (non a caso il suo agente per il Nord America) e Sylvain Chauveau (che ancor meno casualmente suona la chitarra in un brano della recente uscita Fragment), ma non finiscon qui richiami e connivenze con personaggi noti, alcuni già ospiti pulsivi in anni passati, come Colleen che attivamente compare in Feelings For Something Lost, o il Tim Hecker meno dannoso agli altoparlanti.
La sua è musica che si rifa, più o meno direttamente, al minimalismo per piano di icone come Philip Glass e Max Richter, cui si aggiungono riferimenti più recenti come Eluvium, A Silver Mt. Zion, Haines o il fondatore dei Deaf Center, Erik Skodvin, specialista e pioniere di nordiche atmosfere brumose, anch'egli presente in Feelings For Something Lost. La materia prima dunque è ancora il pianoforte, caldo, delicato ed elegante L'utilizzo di field recordings e di inserti elettronici è massivo, ma mai soverchiante e conferisce corpo e superficie alle melodie ora malinconiche ora luminose del piano e occasionalmente di chitarra e violoncello. per dirla con pitchfork: "it's neither a stereotypically sad record nor happy one -- it's just human, highlighting emotional extremes to imply the whole range between them."
+ FATHER MURPHY (Boring Machines/Madcap Collective, IT)
+ CONGS FOR BRUMS (US)
SABATO 24 gennaio 2009
c/o StalkerReloaded - Corso Australia 61 (zona ex-macello), Padova
h.21.30
buonanno!
citiamo dritti dritti da Basemental, in collaborazione per la serata:
(ah, dimenticavo: un biglietto in omaggio in collaborazione con Radio Bue qui)
L'annata 2009 di Pulse inizia subito alla grande con un concerto imperdibile vista la natura dei due gruppi che vi partecipano.
EVANGELISTA
Dopo il suo album intitolato Evangelista, Carla Bozulich ha deciso di chiamare Evangelista il progetto stesso. Motivo? Dopo aver avuto al suo servizio decine di musicisti per registrazioni e live Carla ha finalmente deciso di calarsi nella prospettiva di gruppo. Il risultato è stato Hello Voyager, un disco corposo e spiazzante che è finito nella top del 2008 un po' dovunque. Il lavoro svolto da Carla Bozulich/Evangelista le è valso il titolo di artista dell'anno su riviste prestigiose come The WIre che le ha anche dedicato la copertina. Come dire, un'artista mondialmente riconosciuta per essere unica.
Carla Bozulich è un personaggio carismatico, la sua storia viene da lontano e da sempre è legato a doppio filo con la musica tradizionale e la sperimentazione. I suoi trascorsi in band anomale come Geraldine Fibbers e Scarnella, in team con il chitarrista avant Nels Cline hanno rappresentato l'humus sul quale perfezionare la propria visione musicale, passata attraverso la rilettura degli standard di Willie Nelson ma sfociata in tutta la sua morbosa, scura e viscerale crudezza nel primo album per Constellation dal titolo Evangelista. Facendosi accompagnare dalla cricca Constellation al gran completo (praticamente metà di GYBE! e Silver Mt.Zion ed altri ancora) Carla mette in scena una dolorosa rappresentazione lirica di estenuante bellezza, tra dissonanze, urla e nervosismi che si stemperano solo una volta nella cover di Pissing dei Low, resa maestosa dal crescendo emotivo con cui viene realizzata.
"Un (gran) disco di lacrime e sangue, come da tempo non ne sentivamo. Da maneggiare con cautela."ONDAROCK
"la Bozulich affonda le sue radici nel blues americano fondendo la sua capacità di trasmettere melodie sanguinanti alle nuove tradizioni post-rock ambient tipiche dei gruppi Constellation. Il risultato è davvero eccezionale" ROCKLAB
FATHER MURPHY
Il trio trevigiano accompagnerà Evangelista sul palco a grande richiesta della Bozulich stessa (un suo recente messaggio su myspace recita "please tell me we are playing together. let's play? do we already have gigs together? "). Questo messaggio di stima non giunge a caso, dopo che le due band hanno condiviso il palco diverse volte, sia in Italia che lo scorso autunno nella West Coast durante il tour statunitense di Father Murphy. Father Murphy appunto, da Treviso alla conquista di nuove terre in Europa e America. Un gruppo dalla spiccata vocazione internazionale che ha negli anni sviluppato un modo personale di intendere il suono della band, lontano da tentazioni commerciali a breve gittata, scevro da principi di emulazione di questo o quest'altro trend. Dai loro esordi che hanno traghettato l'iniziale lo-fi in uno sghembo pop-psichedelico che permeava il loro album Six Musicians Getting Unknown sono passati quasi sette anni e i tre hanno perseguito un percorso personale che li portava a piccoli passi verso l'oscurità. La saga para-religiosa sviluppata in questi anni si arricchisce ora di un nuovo capitolo, edito da Boring Machines, che parla di eresia come capacità di poter scegliere. Un album scuro e teso, con ampi spazi vuoti incastrati alla perfezione in arrangiamenti che spaziano da atmosfere doom a ricordi chiesastici.
Il nuovo disco "...and He told us to turn to the Sun" è uscito il primo Dicembre e si è già guadagnato ottimi riscontri dalla stampa nazionale (intervista e recensione su Blow Up di Dicembre, su Audiodrome e altri) e anche all'estero entrando a far parte delle playlist di fine anno di molte radio americane ma soprattutto dà enorme soddisfazione la menzione su Pitchfork quale uno degli album dell'anno da parte di John Dieterich dei Deerhoof: “Truly masterfully put together, amazing songs with tons of space and utterly original arrangements. […] Just an incredible album.”
Dice la stampa italiana di loro: "Un’evoluzione interessante e di grande originalità, che ne fa uno dei pochi prodotti italiani da esportazione, confermando il Bel Paese, in ambito underground, come terra votata alla psichedelia. Amen." KATHODIK "La bellezza della loro musica sta nella perfetta calibrazione delle pause e dei tempi, dei momenti d’attesa tra un colpo e l’altro, un passo e l’altro, una ferita e l’altra. Le nove tracce del disco trasudano una poetica sfatta e sofferta, il senso di una fine imminente " BLOW UP "non abbiamo solo a che fare con la conferma dei Father Murphy come uno dei gruppi migliori in circolazione in Italia, ci troviamo anche davanti a un disco sensazionale che porta a un’esperienza di ascolto unica, impressionante" ROCKLAB
CONGS FOR BRUMS E' il progetto solista di Ches Smith, batterista al servizio di Evangelista, ma anche di Marc Ribot, XiuXiu ed altri ancora. Propone un set solitario fatto di percussioni ed elettronica come percorso di incastri ritmici che diventano melodia. Congs for Brums su myspace
Dopo aver attraccato l'astronave multicolor di YACHT e consorte alla ziggurat dello StalkeR*eloaded ed archiviato il suo set per powerpoint supersonici, passiamo a rilevare sul radar il prossimo oggetto non identificato, proveniente da tutt'altra galassia.
Questo ulteriore alieno (l'ultimo per il 2008 pulse!) è uno dei personaggi più timidi e stimati della scena contemporanea europea, e sarà impegnato domani al teatro Ruzante in un set per pianoforte, voce e laptop.
Partito da esperienze (post?)rock, e scopertosi visceralmente innamorato degli immortali Debussy, Ravel e Satie, (il ragazzo è pure patriottico a suo modo) reinterpretato con sensibilità sperimentale e con una interiorizzata coscienza della lezione di altri connazionali illustri quali Pierre Schaeffer e Pierre Henry, i pionieri della musica elettroacustica negli studi della RTF, il percorso artistico di Sylvain Chauveau è unico e coerente, mai scontato. Le seguenti linee guida (wikipedia) ci dicono qualcosa di più di questo compositore che nonostante l'uso disinvolto di strumenti di matrice classica (archi, fiati, piano ), spesso incasellato nel ruolo di autore di musica elettronica, continua orgogliosamente a definirsi un musicista rock (ce ne fossero...)
* to stay as close as possible to the abstract beauty of 'silence'; * to make sure that each sound committed is absolutely necessary * to find his own roots within his cultural and personal history.
ed in effetti è difficile ascoltare qualcosa di più umano e personale del materiale prodotto nel corso degli anni da Chauveau per etichette di culto quali le inglesi Fat Cat, Type e la francese Les Disques du Soleil et de l'Acier, tutti dischi eligibili a colonne sonore esistenziali di momenti intensi della vita di ciascuno di noi (e poi i titoli, sempre assoluti: Le Livre Noir du Capitalisme, Nocturne Impalpable, Un Autre Décembre, Nuage...) A riprova della sua estrazione rock e scura Chauveau, nel 2005 tira fuori inaspettato, ma nemmeno troppo, un album di cover dei Depeche Mode in modalità acustica, una dichiarazione di amore ed un vero gioiello, in cui Sylvain oltre a confermarsi interprete delicato al piano e sapiente arrangiatore, si scopre voce appassionata ed emozionante. Un assaggio qui
Detto ciò, prima di lasciarvi alle solite recensioni, un link di conforto (respect, discarica emozionale!) e, con l'ottica di trovare un buon motivo per un'ulteriore newsletter pre-2009, un augurio che dopo queste giornate di pioggia (maledetta!) cominci, appunto, un altro dicembre. A domani dunque!
Audio/Video
sul sito alla pagina Mp3 è disponibile un brano in ascolto per ogni sua uscita discografica. il myspace nel mio browser qui non carica il player... uff ma qui ci sono quelli dei vari progetti paralleli di Sylvain, ON ed ARCA
Recensioni Il francese Sylvain Chauveau può essere annoverato tra le figure più interessanti e prolifiche della nuova scena maudit francese. Un talento originale, irrigato dall'amore incondizionato per i compositori Debussy e Ravel, e per l'opera dell'esistenzialista Camus. Tradizione classica e ricerca sperimentale rappresentano un continuum filologico i cui esiti stilistici hanno lusingato e affascinato nei diversi progetti di gruppo Watermelon Club, Micro:mega e Arca. Con Le Livre Noir Du Capitalisme - uscito nel 2000, ora ristampato dalla Disques Du Soleil et de l'Acier - Chauveau dà seguito ad una personale ricognizione introspettiva, una discesa ipnagogica nel mare magnum dell'incoscio.
Il mirabile prodotto euristico è tutto qui, in queste tredici perle fulgide del simbolismo più arcano, di poetica agnizione. Bozzetti cameristici in bianco e nero dipinti da violini lemuri e da ricamate visioni elettroniche retrò, lasciano le orme ai solipsismi stranianti delle note di pianoforte; tra pathos e requiem di obnubilante bellezza, gli intarsi di samplers metropolinati e agresti contribuiscono a ricreare movimenti vividi, dall'impatto fortemente cinematografico, vedi l'iniziale incipit di Et peu à les flots... e l'elegiaca JLG tributo solenne a Jean-Luc Godard. Le composizioni del giovane di Toulouse rimandano inequivocabilmente alle cosmogonie artistiche di referenti assoluti come Satie, Cage, Yann Tiersen, e perché no, alle medievali raffigurazioni dei Dead Can Dance di Within The Realm of a Dying Sun. Un'opera incantevole e raffinata, che sa schiudere, all'ascoltatore in grado di abbandonarsi alle sue catartiche spirali crepuscolari, inestimabili percezioni visivo-uditive. Capolavoro d'altri tempi. (9.0/10) http://www.sentireascoltare.com
Attraverso variazioni compositive quasi impercettibili, Chauveau riesce a fornire molteplici sfaccettature della sua sensibilità artistica, dimostrando di trovarsi a proprio agio tanto con semplici pièce pianistiche ridotte veramente all'osso, quanto lavorando sui brani in maniera incrementale, a partire da spoglie intelaiature armoniche, sulle quali vengono inseriti gli archi a fare da raccordo. Esempi evidenti della prima modalità espressiva sono riscontrabili nelle due brevissime schegge "Symptôme N°2" e "Symptôme N°1", entrambe al di sotto del minuto di durata eppure perfettamente compiute, mentre molteplici illustrazioni della seconda sono sparse attraverso tutte le diciannove tracce comprese in questo lavoro, lungo il quale gli archi enfatizzano la fragilità della sovente iterazione di poche note di pianoforte, completandone l'intensità romantica e dando luogo anche ad alcune composizioni più articolate, quali "Fly Like A Horse" e "Vers Les Montagnes", nella quale ultima assumono anzi preponderanza esclusiva, disegnando cupe volute cameristiche da far trattenere il respiro. http://www.ondarock.it
Intervista
La tua musica ha radici profonde che derivano dalla classica: Debussy, Ravel e Satie, ma anche nella “musique concrète” o nella scuola elettro-acustica di Pier Henry e Luc Ferrari. Allo stesso tempo ti fa piacere se il tuo suono viene qualificato come post rock. Mi dai una mano a mettere in ordine le idee?
Si ci sono un sacco di riferimenti a tutti gli artisti che hai citato, ma io provengo dal rock, questo è il tipo di musica con cui ho iniziato quando ho cominciato a suonare, in verità molto tardi a 19/20 anni. Comunque dopo essermi cimentato a cantare e a suonare la chitarra ho voluto sperimentare dell’altro perché volevo smettere di ripetere le stesse cose dei gruppi inglesi o americani che mi piacevano. Allora mi sono detto, il massimo che posso dare in quest’ambito è esattamente quello che sto facendo, perciò devo trovare qualcosa di diverso.
‘Ok sono francese, ho questo accento francese ed ho anche un altro background culturale da cui posso tirar fuori qualche idea’. Questo è il motivo per cui ho guardato alla musica del mio paese, e mi sono chiesto cos’è la musica francese? Mi sono venuti in mente questi nomi, famosi compositori di musica classica come Debussy, Ravel, Satie, Fouret. Ho pensato che potevo prendere gli strumenti che loro usano, come piano e archi, e magari potevo fare qualcosa mescolando questi al rock. Per cui si, credo che la mia musica sia rock, ma sono l’unico a saperlo perché in verità non suona come tale, bensì molto tranquilla, musica da camera. Se però ascolti attentamente si tratta di strutture che derivano dal rock, melodie semplici, ripetizioni …
Quindi ciò che è fondamentale per te è l’attitudine?
Non intendo esattamente questo, quello che è veramente importante per me è la musica, ma dovevo trovare qualcosa di diverso, un’idea. Per me è un modo per inventare qualcosa, ovviamente non si tratta di musica nuova, in verità è musica di un altro secolo addirittura, ma il modo in cui la compongo deriva dal rock, la filosofia del “do-it-yourself”, del punk rock, ecco per me si può parlare di punk rock!
“Down to the bone” è un album di musica da camera in cui rifai dei pezzi dei Depeche Mode. Hai ricevuto qualche commento da parte di Dave Gahan?
Dave Gahan, non ha mai ascoltato l’album, e nessun’altro della band l’ha fatto. Lo so per certo perché ho incontrato Daniel Miller il boss della Mute Records, a cui qualcuno aveva dato il mio disco e lui l’aveva ascoltato, così quando abbiamo avuto occasione di parlarne mi disse che gli era piaciuto molto. Mi confidò però anche che nessuno della band l’aveva voluto ascoltare e ho capito che questa era l’ultima cosa al mondo che avrebbero voluto, perché ci sono così tante cover dei Depeche Mode che spuntano ogni settimana in tutto il mondo, ed è pazzesco perché loro stanno suonando ancora queste canzoni da 25 anni, per cui quando tornano a casa non hanno nessuna voglia di ascoltare altri album che rifanno i loro pezzi.
Ti sei divertito però a fare quell’album?
Beh posso dire che ora è molto divertente eseguire questi pezzi live, mi piace suonarle di fronte ad un pubblico, cantare con lo stream player e il piano, questo è molto bello. Ma lavorare sul disco e registrarlo è stato veramente pesante, un incubo.
Mi ci sono voluti 8 anni, tempo per trovare gli strumenti adatti, gli arrangiamenti migliori, dei buoni musicisti, l’etichetta e ovviamente i soldi per registrarlo. Per cui è stato un lavoro terribilmente lungo. Inoltre è difficile cantare in studio, perché devi essere perfetto per registrare, ho impiegato ore e ore sempre sulla stessa canzone. E’ stato pesante, ma quando sono davanti ad un pubblico mi lascio andare e cerco solo di divertirmi anch’io.
Il tuo ultimo album “Nuage” raccoglie due colonne sonore che hai creato per il cinema. Me ne parli un po’? Ad esempio, hai visto il film prima di iniziare a comporre?
Si Nuage era la colonna sonora per un film dal medesimo titolo il cui regista è il francese Sebastien Betbeder. Ho lavorato con lui per tutto il tempo, ho creato la musica per quasi tutti i suoi film per cui conosco molto bene i suoi lavori e lui la mia musica. Il lavoro sulle musiche è cominciato prima che il film cominciasse ad essere girato, abbiamo prima chiarito l’ambientazione e poi insieme ci abbiamo lavorato da subito.
C’è addirittura una scena in cui io compaio e suono la chitarra in un live …
E com’è andata?
Mah, per me è stato terribile e credo che siano state eliminate molte parti delle riprese perché erano veramente pessime, io non dovevo dire assolutamente nulla, ma anche solo il modo di guardare in camera era tremendo, credevo di non farcela mai. Comunque abbiamo lavorato molto bene insieme anche perché il regista ,Sebastien, è appassionato di musica e sa bene quello che vuole e ciò che invece non gli piace, per cui è stato un procedere fianco a fianco sulla musica e spero che questa collaborazione prosegua ancora nel tempo.
Quando sei arrivato alla Fat Cat? E ti va di raccontarmi della terribile esperienza alla DSA?
Sono arrivato alla Fat Cat, semplicemente mandando loro una demo come chiunque altro, è stato tanto tempo fa, avevo appena fatto un album e l’etichetta non mi stava pagando, purtroppo questa è una storia che capita spesso, così mi guardavo intorno per cercarne una nuova per il secondo album.
Ho contattato credo 10 etichette ma Fat Cat mi rispose dopo circa 3 mesi dicendomi che per loro era ok e che erano favorevoli a realizzare un disco insieme. Ad ogni modo prima di loro io ero ancora registrato su un’altra etichetta, la DSA, e l’ultimo mio album stava per uscire lì, allora resi subito chiaro il fatto che nonostante ciò io volevo registrare ugualmente un album per Fat Cat.
Mi decisi a fare una sorta di Ep dal titolo “Un Autre Décembre” che uscì nel 2003, restando comunque ancora sotto contratto anche con DSA, io ho pensato ‘bene è una buona etichetta’, in realtà dopo pochi anni hanno smesso di pagarmi e quando uscì quell’album di cover dei Depeche Mode che vendette 9.000 o 10.000 copie, io non vidi un soldo e nemmeno ci conto più. Mi hanno dato 200 euro da poco, ma non c’è niente da fare è incredibile.
Ma si trattava di un’etichetta giovane? Non che questo giustifichi tale comportamento, ma magari può essere significativo in termini di serietà e affidabilità …
No, l’etichetta non era giovane, la DSA ha più di 25 anni … ho realizzato poi che avrebbero fatto lo stesso con chiunque altro. A meno che tu non lo sappia da prima. E’ pazzesco, non immagini il numero di case discografiche che non pagano i loro artisti, sono tante, anche le più grandi. Ho conosciuto molti musicisti che escono per loro e che mi hanno detto, sanno perfettamente che non verranno mai pagati per le vendite … per cui ‘benvenuto nel club mi dico’ …
Hai mai sentito parlare della youtube orchestra? Un’orchestra i cui musicisti vengono reclutati da tutto il mondo solamente attraverso dei video su youtube. Cosa ne pensi?
Sono molto attratto da youtube, ma non sapevo nulla di questa storia, anzi grazie, wow potrebbero anche creare una sorta di orchestra di persone che suonano in luoghi separati e allo stesso tempo puoi sentire ciascuno suonare in modo indipendente. Mi piace certa musica che trovo su youtube, a volte ci sono delle cose incredibili, ad esempio hai mai sentito di questo tizio Jerry Philips, lui crea musica solamente con le mani facendo pressione l’un l’altra. Ma ce ne sono moltissimi altri sul genere che mi fanno impazzire.
Io ho in mente ora di un tizio, tale monssieur trompette che suona qualsiasi melodia attraverso i claxon che ha appesi su tutto il corpo …
Si si l’ho visto incredibile, è una sorta di virtuoso del claxon … un’altra cosa che mi lascia sempre a bocca aperta sono le “rap battles” , in cui rapper si sfidano improvvisando e il pubblico sceglie applaudendo il preferito. So che ora si sfidano anche attraverso i video su youtube. Anch’io vorrei partecipare una volta, mi piacerebbe davvero! Appena arrivo a casa me ne guardo uno!
Intervista a cura di Daniela Cia
Evento realizzato con il sostegno dell'Università di Padova
Concerti e festival itineranti ed indipendenti dal contesto a Padova (ma anche a Venezia). Hanno suonato (tra gli altri) nei 110 pulse precedenti: Trans AM, Matt Elliott, Akron Family, Solex, Apparat, Murcof, Wildbirds & Peacedrums, Sasha Funke, Dj Rupture, Lucky Dragons, Niobe, Need New Body, Kawabata Makoto, Zu + Xabier Iriondo+Damo Suzuki, Guido Moebius, Mahjongg, Colder, Carla Bozulich's Evangelista, Max Tundra, Octopus Project, PrinzHorn Dance School,Three Second Kiss, Pansonic, the Dodos, The Field, Sylvain Chauveau, Yacht, Ralfe Band, Evangelicals, El Guapo, Vert, Talibam!, Enon, Shooting Spires, the Publicist, Icarus, Colleen, Alva Noto, Thomas Brinkmann, Hauschka, No Kids, The Show Is The Rainbow, Disco Drive, Library Tapes, (continua...)