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venerdì 26 marzo 2010

Intervista: Guido Moebius + Niobe - Pulse#109, SummerStudentFestival09 @ Giardini Mensa Piovego

Questa volta vi proponiamo due interviste, con riferimento alla prima giornata del Summer Student Festival 09...
Purtroppo manca l'estratto video, ma nella apertura del festival, non ci è riuscito di documentare la serata. Amen. Per quanto riguarda Niobe non mancheremo di recuperare nella sua imminente data padovana al Pixelle, Pulse#130.

SSF09 13.06.2009 Guido Moebius + Niobe

Il festival si apre con una line up teutonica doc: attacca Guido Moebius e chiude Yvonne Cornelius in arte Niobe. Lui ben lontano dallo stereotipo del musicista artefatto, con fare curioso si intrattiene a chiacchierare un po’ con chiunque gli vada a genio. Performance stimolante e la sua, anche per chi fosse completamente a digiuno di loop e sintetizzatori c’è stato di che divertirsi sia nell’ascoltare spensierati sia nel vedere proiettati dietro il procedere su e giù di piedi e pedali. Niobe molto più diva, dotata di un sorriso disarmante si aggira invece per il festival in una mise d’altri tempi degna di un film di Sergio Leone. Set incantevole e suggestivo con tanto di chiusura con una revisione onirica sul tema di Brasil.

Guido Moebius

Ti sei divertito? Che impressione hai del festival?

È un festival davvero molto carino, il tempo è fantastico e lo show è andato bene, è una bella serata.

Concordo, il pubblico era attentissimo e rapito dalle immagini della camera fissa sui tuoi piedi, anzi qual è la tua opinione in merito all’uso del video durante il set, lo trovi funzionale alla performance o semplicemente ti fa sentire meno solo sul palco?

Ho osservato che la maggior parte dei live in cui il laptop fa da protagonista sono noiosi, guardare un artista che guarda un computer ti da l’impressione di non sapere se stanno controllando la mail, facendo musica o se sta andando un cd e manca solo una tazza di tè. Per cui ho pensato che una camera che permetta di vedere quello che faccio sia il metodo migliore per permettere alla gente di seguire un mio set. Usando molti pedali la situazione è molto più dinamica e con il tempo ho scoperto tutti questi loop e da qui mi sono sbizzarrito sommandoli, scomponendoli, un po’ di tutto.

L’ultimo album Gebirge ha una direzione che va diritta verso il funk e la dancefloor, c’è tanto ritmo e bisogna dire che durante il live si sente come ti diverti a spingere i bassi il più possibile. Questo dice forse qualcosa su un tuo passato da dj?

Intendi come dj in un club? Si certo e lo faccio ancora adesso volentieri, attualmente non faccio musica da dancefloor, ma hai ragione, comparato agli altri due album ques

to è molto più carico e danzereccio, ci sono più suoni, bassi e cose simili.

Berlino è una città che affascina e persuade sempre più giovani artisti (e non) a spostarsi lì e a cercare fortuna, tu che ci vivi da anni cosa ne dici?

È una città grande, tantissima gente continua a trasferirsi perché è ancora economica, credo sia attualmente la capitale europea, ma forse addirittura nel mondo, in cui il costo della vita è più basso. Esistono un sacco di spazi per l’arte e la musica, gli affitti stanno salendo ovviamente ma la cosa bella, che è anche allo stesso tempo una cosa brutta, è che tutto ora è concentrato lì; perché è facile vivere e soprattutto pensare si mantenersi con i tour, le performance d’arte ecc. Cosa che ad esempio è del tutto impensabile a New York che è al contrario davvero troppo costosa. A me di Berlino ora piace in particolare tutta la scena noise che si è formata intorno a Neukölln, un quartiere in piena espansione artistica davvero vivace, di certo molto più interessante oltre che economico di Kreuzberg.

Hai mai suonato in una band?

Si facevo parte di una band; ero il cantante. Risale più o meno a 6 anni fa; ero a Colonia e il gruppo si chiamava Krank (significa malato) siamo andati avanti piuttosto a lungo non era male, poi però io mi sono trasferito a Berlino in un gruppo che si chiamava Blinker dove suonavo chitarra e le tastiere.

Da cosa cominci a comporre i tuoi pezzi? Parti da una linea vocale, da un rumore, dalla chitarra?

E’ sempre diverso, anche le cose che escono nel live sono molto diverse dall’album, anche perché non ci trovo nessun senso nel riportare esattamente quello che registro in studio in uno show mi risulterebbe anche troppo complicato. Comunque a volte è una linea melodica altre un suono, a volte altro; i pezzi cambiano radicalmente durante tutto il periodo di lavoro.

Ti va di raccontarmi un po’ dell’Autopilot music publishing?

È un’agenzia di pubblicità che ho creato io, mi sono occupato di artisti anche importanti come Vert, F.S. Blumm… Ad esser sincero attualmente è più che altro il lavoro che mi permette di guadagnare qualche soldo, anche perché suonare dal punto di vista economico è qualcosa più vicino ad un hobby. Poi fare il produttore musicale non mi dispiace, lo sono ormai da 10 anni.

Ti sei divertito a lavorare all’ultimo album di Vert?

Con Vert, oh beh si è stato divertente ma mi sono occupato in verità solo delle percussioni, di cantare qualche volta o muovere qualche sonaglio niente di più per ora .

So che ami suonare diversi strumenti, i suoni che usi per la tua musica sono quindi tutte registrazioni tue?

Si in parte li so suonare ma non tutti, ad esempio per il violino ho chiesto ad una cara amica che nell’album Gogol ha anche cantato e in un modo che io non avrei mai potuto né fare né immaginare. Lei è formidabile sia con la voce che con percussioni in generale.

L’ultimo album che hai ascoltato prima di venire qui?

Era ieri sera, ascoltavo Black to comm, il progetto drone noise di Daniel Richter un artista d’arte contemporanea molto interessante di Amburgo.




NIOBE

Che impressione hai avuto di questa prima serata del festival?

Ah, fantastico ottimo pubblico tutti molto attenti; da non crederci …

I tuoi show sono carismatici, in particolare la tua immagine sul palco sembra riproporre quella delle dive del passato. C’è una figura femminile nel cinema o nella musica che ti affascina o in cui ti rivedi?

Questo è una sorta di inconveniente che si presenta spesso. Adoro le gonne ed in generale gli abiti tradizionali, ma quando sono sul palco sono più che altro concentrata sulla mia voce. Il mio artista preferito in verità è William Kentridge , un uomo quindi, credo sia uno degli artisti più grandi del mondo, è lui la mia fonte di ispirazione. Ha lavorato per la biennale dove è considerato una superstar, è molto apprezzato per i suoi video e i suoi disegni. Penso spesso ai soggetti dei suoi film e talvolta cerco di comporre con la mia musica una sorta di colonna sonora a quelle immagini.

Blackbird’s Echo esalta il lato più soul della tua voce. Si tratta di una sorta di rottura con il sound glitch electro che ha fin qui caratterizzato tutti gli altri tuoi dischi. A cosa è dovuta la scelta di virare verso un suono molto più fisico e terrestre?

E’ stata un’idea della mia etichetta, sono venuti a sapere che New York la mia musica è molto apprezzata ed in particolare ad alcuni musicisti avrebbe fatto piacere lavorare con me. Quindi la Tomlab un giorno mi ha detto: ”ti abbiamo preso un volo per New York e andrai lì 5 settimane a lavorare in uno studio e loro suoneranno i tuoi pezzi”. Si tratta di musicisti eccezionali tra cui John Zorn e molti altri che lavorano spesso con lui. L’idea era appunto quella di completare l’album in modo che alcuni brani contenessero delle parti orchestrali o comunque di jam così li abbiamo riarrangiati. E’stata un’esperienza nuova lavorare in un’orchestra.

Di che cosa parlano le tue canzoni? C’è un tema ricorrente ?

I mondi paralleli. Le descrizioni di mondi di amore molto romantici e strani, sono tutti nella mia testa voglio precisare, non credo negli alieni o negli ufo, ma mi piacciono queste realtà parallele e il tentativo di entrare nel cuore delle persone e tirare fuori il lato sognatore ed emotivo.

Questa prima serata del festival ha visto la Germania protagonista, tu e Guido Möebius vi eravate mai incontrati prima?

Si ci conoscevamo già, ci siamo incontrati spesso a Berlino, lo apprezzo molto come artista.

Colonia la tua città e la Germania Ovest in generale ha dato i natali a band del calibro di Can, Kraftwerk, ti sei mai sentita affascinata da questa scena, magari anche prima di iniziare con la musica.

Colonia ha avuto un’influenza decisiva su di me. Io sono cresciuta a Francoforte a 200 km da Colonia, lì sei nel vivo dell’atmosfera atmosfera creativa e della scena culturale, anche a Dusseldorf soprattutto per la scena noise: i Neu, Stockhousen. Questa gente viene tutta da qui per cui un sacco di ottima musica e stimoli importanti.

Come è nata la collaborazione con Mouse on Mars ?

Eravamo amici, ma ci conoscevamo musicalmente non personalmente. Poi a loro è piaciuto molto un mio disco e mi hanno chiamata dicendomi che avevano assolutamente bisogno di me e così ne è uscito Radical Connector (2004 ndr). Tutto ciò mi ha certamente molto lusingato ed è stato motivo di crescita.

Abbiamo già detto che il tuo album è stato registrato a NY, da lì oggi escono nomi molto interessanti : Animal Collective, Black Dice, Dirty Projectors. Ti piacciono questi gruppi? E credi che il tuo album abbia assorbito qualcosa del “sound” attuale di NY?

Wow, stiamo parlando di band che io adoro. In particolare i Dirty Projectors li ho anche incontrati, sono inoltre una grande fan degli Animal Collective e attualmente ascolto spesso gli Hecuba sempre un duo newyorkese, ma non posso dire che il loro sound mi appartenga artisticamente, no non credo. Come dicevo l’artista che più mi rappresenta in questo momento è William Caridge.

Chi è la seconda voce in “Time is kindling?

Oh è David Grubbs, lui è davvero una star ed è simpaticissimo. Gli ho proposto di cantare insieme una canzone volevo che il tema fosse la telepatia e lui mi ha detto subito di si, dovevo dargli solo il tempo di scrivere il testo. Così ha scritto le parole e mi ha quasi sconvolto quanto si adattasse perfettamente alla musica che avevo composto io. Si è trattato di vera e propria telepatia.

Cosa stai ascoltando ultimamente?

Yma Sumac. Poi ho ascoltato per la prima volta nella mia vita West Side Story su disco, non il film. Se vedi il film West Side Story ti viene da storcere il naso, tutta questa gente che balla e canta... non l’ho mai sopportato, il film. Poi ho sentito West Side Story by Leonard Bernstein; oh mio dio è pura ispirazione e assolutamente moderno, questo disco di Leonard Bernstein è semplicemente incredibile.

Interviste a cura di: Daniela Cia


martedì 3 marzo 2009

Pulse #106: LIBRARY TAPES (SWE, Resonant) MAR 03.03.09 @ A.S.U.

Pulse #106





LIBRARY TAPES
(SWE, Resonant)
MAR 03.03.09 h.21.30 @ A.S.U.
via Santa Sofia 5, Padova

http://www.myspace.com/librarytapes
http://virb.com/librarytapes


Newsletter lampo, come anche sono stati i tempi di imbastimento di questa data, cadutaci tra capo e collo, ma che volentieri incastoniamo nell'occhio di portico che più ci è caro, in Via Santa Sofia 5, all'A.S.U.

(segnaliamo tra l'altro che l'associazione, sempre martedì, alle 18 propone anche la presentazione Biologicamente: siamo quello che mangiamo, consumo critico e G.A.S.)

L'artista si inserisce nel filone che quest'autunno abbiamo approfondito con Rafael Anton Irisarri (non a caso il suo agente per il Nord America) e Sylvain Chauveau (che ancor meno casualmente suona la chitarra in un brano della recente uscita Fragment), ma non finiscon qui richiami e connivenze con personaggi noti, alcuni già ospiti pulsivi in anni passati, come Colleen che attivamente compare in Feelings For Something Lost, o il Tim Hecker meno dannoso agli altoparlanti.

La sua è musica che si rifa, più o meno direttamente, al minimalismo per piano di icone come Philip Glass e Max Richter, cui si aggiungono riferimenti più recenti come Eluvium, A Silver Mt. Zion, Haines o il fondatore dei Deaf Center, Erik Skodvin, specialista e pioniere di nordiche atmosfere brumose, anch'egli presente in Feelings For Something Lost.
La materia prima dunque è ancora il pianoforte, caldo, delicato ed elegante
L'utilizzo di field recordings e di inserti elettronici è massivo, ma mai soverchiante e conferisce corpo e superficie alle melodie ora malinconiche ora luminose del piano e occasionalmente di chitarra e violoncello.
per dirla con pitchfork:
"it's neither a stereotypically sad record nor happy one -- it's just human, highlighting emotional extremes to imply the whole range between them."

ascolto diretto:
http://www.myspace.com/librarytapes
http://virb.com/librarytapes






sabato 24 gennaio 2009

Carla Bozulich 's Evangelista (Constellation, CAN) + Father Murphy + Congs For Brums @ StalkeR*eloaded, Padova, SA 24/01/09

CARLA BOZULICH 's EVANGELISTA (Constellation, CAN)

+ FATHER MURPHY (Boring Machines/Madcap Collective, IT)

+ CONGS FOR BRUMS (US)

SABATO 24 gennaio 2009

c/o StalkerReloaded - Corso Australia 61 (zona ex-macello), Padova

h.21.30



buonanno!

citiamo dritti dritti da Basemental, in collaborazione per la serata:

(ah, dimenticavo: un biglietto in omaggio in collaborazione con Radio Bue qui)

L'annata 2009 di Pulse inizia subito alla grande con un concerto imperdibile vista la natura dei due gruppi che vi partecipano.

EVANGELISTA

Dopo il suo album intitolato Evangelista, Carla Bozulich ha deciso di chiamare Evangelista il progetto stesso. Motivo? Dopo aver avuto al suo servizio decine di musicisti per registrazioni e live Carla ha finalmente deciso di calarsi nella prospettiva di gruppo. Il risultato è stato Hello Voyager, un disco corposo e spiazzante che è finito nella top del 2008 un po' dovunque. Il lavoro svolto da Carla Bozulich/Evangelista le è valso il titolo di artista dell'anno su riviste prestigiose come The WIre che le ha anche dedicato la copertina. Come dire, un'artista mondialmente riconosciuta per essere unica.

Carla Bozulich è un personaggio carismatico, la sua storia viene da lontano e da sempre è legato a doppio filo con la musica tradizionale e la sperimentazione. I suoi trascorsi in band anomale come Geraldine Fibbers e Scarnella, in team con il chitarrista avant Nels Cline hanno rappresentato l'humus sul quale perfezionare la propria visione musicale, passata attraverso la rilettura degli standard di Willie Nelson ma sfociata in tutta la sua morbosa, scura e viscerale crudezza nel primo album per Constellation dal titolo Evangelista. Facendosi accompagnare dalla cricca Constellation al gran completo (praticamente metà di GYBE! e Silver Mt.Zion ed altri ancora) Carla mette in scena una dolorosa rappresentazione lirica di estenuante bellezza, tra dissonanze, urla e nervosismi che si stemperano solo una volta nella cover di Pissing dei Low, resa maestosa dal crescendo emotivo con cui viene realizzata.


"Un (gran) disco di lacrime e sangue, come da tempo non ne sentivamo. Da maneggiare con cautela." ONDAROCK

"la Bozulich affonda le sue radici nel blues americano fondendo la sua capacità di trasmettere melodie sanguinanti alle nuove tradizioni post-rock ambient tipiche dei gruppi Constellation. Il risultato è davvero eccezionale"
ROCKLAB








FATHER MURPHY

Il trio trevigiano accompagnerà Evangelista sul palco a grande richiesta della Bozulich stessa (un suo recente messaggio su myspace recita "please tell me we are playing together. let's play? do we already have gigs together? "). Questo messaggio di stima non giunge a caso, dopo che le due band hanno condiviso il palco diverse volte, sia in Italia che lo scorso autunno nella West Coast durante il tour statunitense di Father Murphy.
Father Murphy appunto, da Treviso alla conquista di nuove terre in Europa e America. Un gruppo dalla spiccata vocazione internazionale che ha negli anni sviluppato un modo personale di intendere il suono della band, lontano da tentazioni commerciali a breve gittata, scevro da principi di emulazione di questo o quest'altro trend. Dai loro esordi che hanno traghettato l'iniziale lo-fi in uno sghembo pop-psichedelico che permeava il loro album Six Musicians Getting Unknown sono passati quasi sette anni e i tre hanno perseguito un percorso personale che li portava a piccoli passi verso l'oscurità. La saga para-religiosa sviluppata in questi anni si arricchisce ora di un nuovo capitolo, edito da Boring Machines, che parla di eresia come capacità di poter scegliere. Un album scuro e teso, con ampi spazi vuoti incastrati alla perfezione in arrangiamenti che spaziano da atmosfere doom a ricordi chiesastici.

Il nuovo disco "...and He told us to turn to the Sun" è uscito il primo Dicembre e si è già guadagnato ottimi riscontri dalla stampa nazionale (intervista e recensione su Blow Up di Dicembre, su Audiodrome e altri) e anche all'estero entrando a far parte delle playlist di fine anno di molte radio americane ma soprattutto dà enorme soddisfazione la menzione su Pitchfork quale uno degli album dell'anno da parte di John Dieterich dei Deerhoof: “Truly masterfully put together, amazing songs with tons of space and utterly original arrangements. […] Just an incredible album.”

Dice la stampa italiana di loro:
"Un’evoluzione interessante e di grande originalità, che ne fa uno dei pochi prodotti italiani da esportazione, confermando il Bel Paese, in ambito underground, come terra votata alla psichedelia. Amen."
KATHODIK
"La bellezza della loro musica sta nella perfetta calibrazione delle pause e dei tempi, dei momenti d’attesa tra un colpo e l’altro, un passo e l’altro, una ferita e l’altra. Le nove tracce del disco trasudano una poetica sfatta e sofferta, il senso di una fine imminente "
BLOW UP
"non abbiamo solo a che fare con la conferma dei Father Murphy come uno dei gruppi migliori in circolazione in Italia, ci troviamo anche davanti a un disco sensazionale che porta a un’esperienza di ascolto unica, impressionante" ROCKLAB

Father Murphy su myspace







CONGS FOR BRUMS
E' il progetto solista di Ches Smith, batterista al servizio di Evangelista, ma anche di Marc Ribot, XiuXiu ed altri ancora. Propone un set solitario fatto di percussioni ed elettronica come percorso di incastri ritmici che diventano melodia.
Congs for Brums su myspace

mercoledì 10 dicembre 2008

YACHT (DFA, USA) - MER 10 Dic @ StalkeR*eloaded

Mercoledì 10 Dicembre:
YACHT
(DFA, USA)
@ StalkeR*eloaded c/o AltrAgricoltura

StalkeR*eloaded c/o AltrAgricoltura Nord Est, C.so Australia 61, Padova(vai qui per le indicazioni per arrivare)



YACHT fosse per noi lo si sarebbe fatto ancora a maggio, ma un tour serrato complicò un po' tutto.
Essendoci ripromessi di rimediare, eccoci qui a dicembre a preparare l'attracco di YACHT/Jona Bechtolt al porto Pulse.
Nel frattempo c'è stata una una simpatica novità, a riprova del fatto che non ci si era sbagliati: a seguito del tour di primavera 2007 con LCD Soundsystem, YACHT è il nuovo ed azzeccatissimo ingresso nella scuderia DFA di James Murphy.

(vi ricordate i PrinzHorn Dance School incontrati quest'anno al Summer Student Festival? dovevano essere loro gli apripista nel tour americano di James Murphy e soci, ma qualcosa andò storto, e i visti per l'entrata in America non arrivarono - terroristi?)

Gli andò bene dunque, e d'altra parte il personaggio è di quelli che non potevano nel proprio eclettismo ed iperattività espressiva non risvegliare il fiuto per talenti di James Murphy.
Nè al ragazzo mancava il pedigree: batterista e collaboratore di Devendra Banhart quando questo moltiplicava pani e pesci, compagno di tour di un sacco di oramai icone (oltre a LCD, Architecture in Helsinki, Dirty Projetors, Vampire Weekend, Tussle... ), remixatore richiestissimo (Stereolab e Ratatat per dirne solo le più recenti), Jona Bechtolt ha percorso un cammino che l'ha portato dalla cameretta a fronteggiare pubblici affollati senza per questo perdere un filino della smaliziata genuinità che ne è stato sempre il tratto distintivo.

Il suo "I believe in You, Your Magic is Real" è stato sicuramente una delle uscite più indovinate del 2007, e per quanto manchi a tratti di omogeneità, è un colorato ricettacolo di ottime canzoni: qui le lezioni rock di Pixies, VU e anche esperienze più recenti come Akron/Family o Supersystem/El Guapo felicemente si accoppiano con strutture semplificate e voci catchy (una su tutte la zuccherosa I Believe in You, o in alternativa la iniziale So post all 'em).
Non mancano poi gli elementi techno-deviati dalle presenza di soggetti di primo piano (e quindi via al delirio tribal/strobo di Platinum in compagnia di Bobby Birdman, o alle bassline siderali di All the Same Price con Eats Tapes come copilota) ma anche qui il tutto continua ad odorare di elettronica casalinga e di bassliner con potenziometri impolverati, aggiungendo al tutto quel tocco DIY che bisogna ammettere essere una marcia in più.

Nel frattempo il progetto esistenziale YACHT si espande, sia in termini professionale (Jona lascia definitivamente Blow, il progetto di cui era cotitolare) sia in termini sentimental/collaborativi, includendo ora la compagna Claire Evans.

E proprio con lei rilascia il singolo che suggella l'entrata in DFA: dichiaratamente una "love letter" per LCD Soundsystem, proprio in memoria del tour condiviso, Summer Song ne riprende sonorità e stile suonando come un personale tributo.
Qui trovate il video low budget girato dal compaesano Judah Switzer (lo stesso di Kiss per Scout Niblett in coppia con Will Oldham)


Per chiudere citiamo un po' di attività extracurriculari di quello che è sicuramente uno degli agitatori principali della movimentata scena artistica di Portland, Oregon: designer a tempo perso,
artista genericamente multimediale (ha escogitato performance/installazioni presso diversi istituti d'arte contemporanea: Pompidou, MoMA ), è fondatore e motore di una blog community aperta con oggetto specifico la cittadina di Portland, nonché idatore di un contest/deathmatch per blogger!

Non dimenticate poi che Jona è un ballerino dinamico e pronto a tutto: i suoi show sono assolutamente aerobicoinvolgenti e l'interazione con il pubblico è a livelli altissimi (anche nei momenti più complicati)
Siete dunque tutti esortati a venire se non con l'intenzione esplicita di ballare, almeno con la piena disponibilità a spassarvela.







YACHT - Summer Song from Jona Bechtolt on Vimeo.



See A Penny (Pick It Up) from Jona Bechtolt on Vimeo.

venerdì 5 dicembre 2008

prossime cose

solito post-it di aggiornamento sui prossimi appuntamenti Pulse:



Venerdì 12 Dicembre: Sylvain Chauveau (Type, Fra) @ Teatro Ruzante
http://www.sylvainchauveau.net/

giovedì 4 dicembre 2008

Hauschka (Fat Cat, De) @ Teatro Ruzante, Padova Venerdì 5 Dicembre



































La prima volta che sentimmo parlare di Hauschka fu quando invitammo Vert a suonare al SummerStudent Festival 07, ci disse che nell'ottobre successivo avrebbe partecipato ad un importante evento di musica contemporanea a Dusserdolf dedicato a e con Michael Nyman.

Del maestro del minimalismo pianistico avrebbe interpretato insieme ad un talentuoso e promettente pianista tedesco una revisione di alcuni brani.
Il Pianista era appunto Volker Bertelmann, i cui concerti per piano preparato e il disco uscito su Fat Cat all'inizio dell'anno, Room To Expand, stava deliziando pubblico e addetti ai lavori.
Altre notizie e conferme nel frattempo arrivavano da parte di altri artisti che hanno avuto l'occasione di collaborare con lui o di condividerne il palco: una su tutti Colleen che nell'inizio del 2008 ha partecipato ad un riuscito tour giapponese con lui, e per ultimo lo stesso Rafael Anton Irisarri che ha assistito a svariati concerti del tedesco, molti da spettatore e alcuni da musicista invitato alle medesime manifestazioni, che li racconta come un'esperienza ad alto tasso emotivo/tecnico, nonché come vere e proprie occasioni al limite del didattico (termine che va inteso nella sua accezione divulgativa positiva: restando in ambito pianistico, pur su altri livelli di popolarità, quantomeno in Italia, il riferimento che spunta ogni tanto è quello delle performance "illustrate" di Bollani...) per approfondire la conoscenza delle pratiche di modifica/preparazione del pianoforte (ah... John Cage!)

Nella sua produzione discografica, Hauschka mischia le singolarità che gli interventi sulla cordiera del pianoforte producono con materia elettronica (non dimentichiamo che viene comunque dalla città culla dell'elettronica tedesca), giungendo ad una sintesi che nella forma richiama paradigmi della classica contemporanea e del minimalismo pianistico, ma che nella sostanza bene interpreta, come brani e canzoni, un romantico sentire contemporaneo.
I martelletti percuotono non più le sole corde del pianoforte ma una struttura complessa di oggetti in reciproca e differenziata interazione, architettata al fine di emettere suoni inaspettati e permettere tessiture ritmiche/percussive che poco hanno da invidiare ai più celebri cesellatori elettronici degli ultimi anni.
Interessante è poi scoprire come sonorità che di primo acchito siamo portati ad interpretare come frutto di elaborazioni elettroniche siano in realtà totalmente frutto di opportune interazioni fisiche meccaniche, e realizzarlo dal vivo è sempre un piacere.


L'artista, come spesso accade quando la materia musicale è talmente delicata e di buona fattura, si presenta come una persona deliziosa: guardare per credere (è uno spezzone tratto appunto dal succitato tour giapponese in compagnia di Colleen)


Due sole date per questa discesa in suolo italico di Hauschka (qui e Udine)




Biglietti
ingresso su prenotazione per iscritti a newsletter Pulse: 7 euro
N.B. un'indirizzo mail = una prenotazione... no mail cumulative/familiari, (così sappiamo che siete iscritti!)
scrivete a bnlze@yahoo.it al solito, oppure qui sul blog trovate il form di iscrizione in alto a dx...
per il resto del mondo: 9 euro


Audio/video
sul web:
sito: http://www.hauschka-net.de
myspace: http://www.myspace.com/hauschka
etichetta: http://fat-cat.co.uk/fatcat









giovedì 30 ottobre 2008

THE SIGHT BELOW ME 29/10/08 + RAFAEL ANTON IRISARRI GIO 30/10/08

pulse#97und98



  • MERCOLEDI 29 ottobre
    THE SIGHT BELOW (U.S.A., Ghostly International)
    TISKO TANSI, DISCO DANSI @ BOLDU' (Cannaregio 6000)
    VENEZIA

  • GIOVEDi 30 ottobre
    RAFAEL ANTON IRISARRI (U.S.A., Miasmah)
    PULSE @ Teatro RUZANTE (Riviera Tito Livio)
    PADOVA





Qui si parte con due serate pilota di altrettanti progetti su cui focalizzeremo la nostra attenzione per i mesi a venire (?):

l'insieme di entrambe le serate rappresenta poi uno di quei colpacci che con cadenza tipicamente random Pulse vi riserva
(tutt'altro che fortuiti, anzi, fortemente voluti), questa volta portando nelle nostre umide zone un artista che,
nonostante la sua innata "timidezza" ed incompatibilità con l'elevata esposizione (vedere i due suoi myspace per intenderci...)
non è riuscito comunque a tener nascosto il suo talento, ovvero Rafael Anton Irisarri, nella doppia declinazione della sua anima romantica:
da un lato la small-scale techno di THE SIGHT BELOW e dall'altra il contemporaneo ed emozionale pianismo del progetto che porta il suo nome, secondo nome e cognome.

Le location rappresentano l'altro aspetto della questione:
con il set THE SIGHT BELOW di mercoledì inauguriamo la nuova stagione TiskoTansi, serate di elettronica di qualità a Venezia, in collaborazione con TankBoys e Boldù.

Invece a Padova con il set di Rafael Anton Irisarri iniziamo giovedì un ciclo di serate che porterà sul palco del teatro Ruzante, oltre ad Irisarri,
i set per pianoforte di Hauschka il 5 dicembre e di Sylvain Chaveau il 12 dicembre

Il comun denominatore delle due serate è invece l'artista: nonostante il nome tradisca origini basche, Rafael viene da Seattle,
dove gestisce un paio di etichette musicali specializzate in elettronica (dall'ambient fino alla tech-house) e promuove artisti
nei più differenti campi dell'arte; é inoltre attivo nell'ambiente delle gallerie, per cui sonorizza istallazioni e mostre.
In termini di musica, Rafael si muove in un territorio vasto, che spazia circolarmente dalla contemporanea classica alla techno soffusa,
ma con un panorama sempre comune, quello di drones estratti da strumenti reali, piano e chitarra principalmente, che si distendono ora morbidi e
minimalmente svogliati, ora saturi di riverbero su cassa dritta.

"Daydreaming", il suo disco (sold out su etichetta Miasmah) a nome Rafael Anton Irisarri si colloca nell'arcipelago sonoro orbitante intorno
al sound dei norvegesi Deaf Center (Erik Skovdin è il titolare di Miasmah...). L'elettronica c'è, si sente, ma non è mai la sostanza,
è piuttosto il naturale elemento in cui galleggia un'emozione tangibile, un fluido in cui l'immagine riverbera e si rifrange deformandosi,
in un continuo sfocare e tornare a fuoco che non risulta mai sgradevole, come i sogni che ricordiamo solo in parte.

L'intuizione melodica è toccante e cristallina come in Lumberton che con i suoi intrecci timbrici e armonici,
raggiunge vette di raro struggimento, punteggiato di sottili sfarfallii sintetici.
Il riferimento, per chi se li ricorda potrebbero essere i Labradford a tratti per lo spleen evocato.

Altro discorso, ma nemmeno troppo per the Sight Below: nell' E.P. "No Place for Us", edito questo invece da Ghostly International
( etichetta tra gli altri di nomi più che validi come Matthew Dear o The Chap, per la quale dovrebbe uscire a giorni anche il nuovo album esteso, "Glider")
la materia sonora, ancora emanata da drones - qui più chitarristici e dilatati con sapiente uso di effetti -
va a rivestire un fitto scheletro di sommerse pulsazioni in 4/4 attorno ai 130 BPM, kick, hi/hat e null'altro.
Ascoltare per credere, il risultato è una techno intimista che sa di aurore boreali e di nostalgia oceanica;
come recitano sul sito Ghostly: techno music for a dark winter's night.

Sul sito della Ghostly si può scaricare per intero l'E.P. "No Place For Us" qui,
mentre qua è disponibile una ahinoi breve anteprima delle tracce dell'imminente "Glider", però un brano è scaricabile per intero...

Il set di The Sight Below prevede anche una componente video e si svilupperà nella totale oscurità.
Lonely is the new dance party!




















il concerto di RAFAEL ANTON IRISARRI al teatro Ruzante è organizzato in collaborazione con L'Università degli Studi di Padova,