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domenica 15 maggio 2011

pulse#164: DISAPPEARS (Kranky, USA) feat. STEVE SHELLEY (Sonic Youth) + Father Murphy 22.05.11 - Padova

A.S.U. in collaborazione con Altraricoltura NE presenta:
Pulse#164

DISAPPEARS (USA - Kranky)
FEAT. STEVE SHELLEY (SONIC YOUTH)


http://www.kranky.net/ http://www.myspace.com/disappearsmusic


+
FATHER MURPHY (Boring Machines/Madca
p Collective)




Domenica 22 Maggio, h. 21.00 @ StalkeR*eloaded
Corso Australia , 61 Padova


DISAPPEARS (Usa / Kranky)


Ottima band su Kranky che annovera ex membri di 90 Day Men e alla batteria mr. STEVE SHELLEY (Sonic Youth).


Trame ossessive e minimal-lisergiche di scuola krauta, atmosfere velvettiane e melodie affogate nel rumore.
Imperdibili se vi piacciono: Jesus & Mary Chain, My Bloody Valentine, Can, Neu!, Velvet Underground, Wooden Shjips,

"groove insistente e marcato, vertiginose linee di basso come in una jam session jazz, voce che salmodia e chitarra in continuo andirivieni tra tensione ritmica e lunghi lanci psichedelici.. una delle espressioni più promettenti dell'odierna scena neopsichedelico-krauta" (7/8) Stefano Isidoro Bianchi (recensione e intervista su Blow Up di gennaio). "Riattiva alla memoria l'immaginario hard psichedelico inglese di fine anni '80 il comeback dei Disappears. Tutto quel sottobosco di rockers duri in fissa con la psych più dilatata e le ossessive reiterazioni kraute - dagli Spacemen 3 ai Loop fino ad arrivare agli Hair & Skin Trading Co. - sembrano convenuti al sabba orchestrato dall'ex 90 Day Men Brian Case (voce e chitarra) in combutta col chitarrista Jonathan van Herik, il bassista Damon Carruesco e il dimissionario drummer Graeme Gibson. C'è lo stesso gusto per ambientazioni post-industriali seppur con le debite distanze: l'Inghilterra tatcheriana dei sobborghi post-crisi era molto più deprimente e oscura rispetto alle lande da cui provengono i quattro ceffi qui presenti. Fatta salvo questo lieve scarto, gli strumenti in mano ai Disappears e i risultati non sono poi dissimili da quelli messi in atto ormai quasi un ventennio addietro da Loop et similia. Ossessività e reiterazione, distorsioni chitarristiche e drumming incessante, bassi groovey e atmosfere claustrofobiche, trance indotta a furia di procedere ipnotico: questi gli ormai ben noti ingredienti dispensati a piene mani in Guider e che pongono il quartetto americano sullo stesso piano di altri sbandati americani, drogati di kraute ossessività come Moon Duo o Wooden Shjips. Certo poi che un pezzo come Revisiting, 16 minuti di ipnosi spossante e urbane allucinazioni alla maniera dei krauti più drogati, rimette profondamente in pace col mondo in disgregazione" 7/10, Sentire & Ascoltare

Coach House Sounds - Disappears from Michael Mayer on Vimeo.




per finire, vi cuccate il making of del volantino a cura Tankboys e stampato dal sottoscritto in sede ASU via Riso, che vi potrete portare a casa domenica sera insieme ai poster che non abbiamo avuto nemmeno il tempo di pensare di appendere :




mercoledì 3 marzo 2010

Estratto video + Intervista: Carla Bozulich 's Evangelista - pulse#105 @ Stalker Reloaded

Pensavate che i video e le interviste fossero finiti? Abbiamo sempre con noi videocamera e registratori vocali per mostrarvi cosa vi siete persi o cosa avete avuto la fortuna di vedere!
Questa volta vi offriamo

video+intervista
PULSE#105 - CARLA BOZULICH'S EVANGELISTA

il brano è:
Crack Teeth
tratto da:
Prince of truth (Constellation, 2006)



Padova, Stalker Reloaded 24/01/2009


La sua è una storia complicata, fatta di estremi e già ricca di collaborazioni nell’underground musicale americano sul finire degli anni '80. Questa sera è qui con il nuovo progetto Evangelista per presentare il suo ultimo Hello Voyager.

Come sta andando il tour?

Carla: Sta andando molto bene, ci stiamo divertendo. Alcuni concerti sono stati delle belle esperienze, Roma ad esempio è fantastica, la gente è positiva e devo dire che è piacevole soprattutto quando sei di cattivo umore...

Ti senti sempre a tuo agio con la figura di donna drammaticamente tormentata con cui vieni dipinta? Hai mai l’esigenza di venire presa meno sul serio a prescindere dal tuo passato?

Carla:

A dire il vero tutta la mia vita di tutti i giorni è colma di risate e gioia, soprattutto tra me e Tara Barnes, la bassista, è addirittura difficile starci dietro perché ridiamo continuamente. Ad ogni modo sono consapevole che anche quando sono triste o arrabbiata sia ok, è la mia vita, è il mio modo di essere, in fondo sono felice la maggior parte del tempo. E’ fondamentale essere sè stessi e non cercare di apparire forzatamente diversi. Comunque no, non mi preoccupo dell’ascoltatore, non mi interessa fare musica leggera, non fa per me anche se poi mi piace ascoltarla. C’è una band ad esempio, i Celebration : sono americani e la cantante è incredibile, è buona musica ma non è il genere di messaggio che posso dare io. Lei è incredibile, è puro divertimento! C’è un sacco di musica come questa che mi piace, ma la mia più grande soddisfazione è comunicare scavando dentro di me tirando fuori le cose e portando le persone magari anche a riflettere.

Come ti senti nei confronti di tutte le donne che si riconoscono nei tuoi pezzi e che attraverso la tua storia sentono dare voce alle loro esperienze di violenza? Non è una responsabilità a volte fin troppo grande?

Carla:

E’ una domanda interessante. Io non credo si tratti solo di donne comunque, è per chiunque voglia ascoltare col cuore, è ciò che accade con la musica in generale: c’è una forza e una potenza che ciascuno può prendere e custodire per rendersi più forte in una qualsiasi situazione complicata, in particolare diventa utile se le si affronta insieme attraverso la musica. So che suona banale ma lo penso davvero. A volte è importante essere arrabbiati e tirar fuori tutto per essere in grado di esprimere le cose che non riusciamo a dire, perché tendiamo a controllarci e ad agire come persone “normali”, ma io non credo esista la condizione di “normale”, è un mito. Quello che mi sento di suggerire è di allontanarsi da questo modo di pensare così costruito.

Sei stata anche definita madrina dell’alt country, ma nel tuo percorso hai attraversato generi molto diversi. Mahler, George Jones, Patty Smith hanno mutato la tua visione della musica negli anni. Vuoi parlarmi un po’ di questi tuoi cambiamenti continui?

Carla:

Per me la musica country è un genere fantastico, mi è sempre piaciuto molto cantarlo, ma ancora più che l’alt country mi piace il country tradizionale, l’old style country. Nella mia band precedente, i Geraldine Fibbers, si può notare la differenza: se ascolti i pezzi il mixaggio è quasi assente, suonano country appunto; certo poi c’è del noise, rock o altra musica, ma questi sono i riferimenti di genere.

Ciò che preferisco per quanto riguarda il coutry è cantare vecchie canzoni di George Jones. Devo ammettere di relazionarmi meglio con pezzi maschili, se devo cantare delle cover: li sento molto più miei. Comunque, considerando i vari generi, mi sono appassionata a tanti tipi di musica: amo suonare e scrivere cose diverse. Ciò da una parte non ha fatto troppo bene alla mia carriera musicale, ma è stato ottimo per il mio sound. A volte è controproducente perché ho realizzato album che sono piaciuti ad alcuni fan e poi magari un altro disco in cui gli stessi non trovano più quel tipo di suono. Certo non succede sempre, ma a volte capita che qualcuno si allontani.

Il tuo percorso musicale è ricco di personalità molto forti. Cosa ti ha lasciato l’esperienza al fianco di Lydia Lunch o Mike Watt? O se preferisci raccontami delle esperienze passate con Neon Veins, Invisible Chains e Ethyl Meatpow.

Carla:

Uh Lydia Lunch è favolosa, bellissima, è un mostro di poesia: lei dice la verità, la sua verità, per me molto vicina alla perfezione. E’ controversa, esprime cose nelle quali credo e di cui io ho ancora difficoltà a parlare perché non voglio urtare nessuno, ma per lei è molto più importante parlare delle cose. Non lo fa per essere aggressiva, nella realtà è dolcissima e la ritengo la persona più carismatica che io abbia mai incontrato; davvero consiglio di andare a vederla perché è incredibile. Tutti quelli che assistono ad un suo show poi sentano l’esigenza di incontrarla perché è un personaggio unico. Ad esempio, lei sostiene che avere figli ora è la cosa peggiore che si possa fare, sia per il mondo che per il bambino stesso. E’ una posizione interessante e per la mia esperienza anche condivisibile; io ho scelto di non avere figli, più probabilmente ne adotterò uno anche se la maggior parte delle persone ne vogliono uno proprio. Ad ogni modo questo era solo un esempio per darti un’idea di Lydia.

Mike Watt… per me è il miglior simbolo del punk rock tra tutti quelli che ho conosciuto. Ho interiorizzato la maggior parte dei miei principi non solo da lui ma da tutta la band i Minutemen, sono cresciuta nella loro stessa città: San Pedro. Mike Watt è un uomo fantastico e incredibilmente affascinante, è un grande appassionato di Storia, non solo recente: ha fatto degli studi approfonditi e credo potrebbe senza problemi insegnare. E' un pozzo di sapere tutte le volte che ci parli e poi è più vecchio di me, ma è incontenibile: va pazzo per il kayack! Lo fa ogni giorno nella baia di San Pedro, dove ci sono delle cascate potentissime. E tutte le mattine alle 6 di mattina lui è lì se qualcuno fosse interessato ad incontrarlo… (risate).

Questo è Mike Watt, formidabile!

Quanto è importante l’improvvisazione in Hello Voyager ? Ti va di confrontarlo ad Evangelista?

Carla:

L’improvvisazione per me è molto importante perché spesso mi annoio, da qui la mia tendenza a spaziare tra vari generi. Improvvisare è eccitante perché puoi anche fallire, ovviamente succede che non suoni bene… diciamo che c’è la giusta dose di rischio, quel pizzico di pericolo che fa sembrare tutto più eccitante. Allo stesso tempo è fantastico quando riesce: se improvviso qualcosa e viene bene è un grande traguardo, un completamento.

Cosa mi dici della copertina di Hello Voyager? Hanno un qualche significato particolare quei gatti disegnati?

Carla:

Mmm non so se sono veramente gatti..Lo sono per te?

Credo sia l’idea che più si avvicina. Cosa sono?

Carla:

Beh sono gatti.. (risate).

E’ un lavoro di Nadia Moss, una bravissima pittrice di Montreal: ha fatto le copertine dei due dischi oltre che suonare l’organo in entrambi. E’ una donna molto profonda e simpatica. E' buffo perché i suoi lavori appaiono così seri, e lo sono sicuramente, non sto minimizzando, ma credo che lo humor sia una componente altrettanto importante.

Comunque, non so se siano realmente gatti, probabilmente dovrei chiederglielo la prossima volta. Di certo ha disegnato tante piccole creature. Non so cosa significhino esattamente, ma so che vogliono comunicare qualcosa ai tuoi occhi quando li guardi. Non li trovi carini? Vogliono comunicare qualcosa riguardo all’essere strani, complessi…

Ai miei occhi sono una via di mezzo tra esseri umani e animali…

Carla:

Sì, è esattamente questo, ed è quello che sono io: donna e animale. Secondo me il miglior modo di sentirsi.

Il progetto Evangelista comprende tanti altri musicisti appartenenti tutti all’etichetta canadese Constellation. Questo è il secondo per loro, come ti stai trovando?

Carla:

E’ bellissimo, l’Hotel2tango studio è fantastico ed Efrim Menuck è ovviamente il tecnico del suono. Ora torneremo lì per registrare a febbraio anche il terzo album con Evangelista e lui ci seguirà di nuovo. Efrim produce molta musica, ma c’è di più, a lui non piace neanche essere definito produttore per cui non saprei come chiamarlo. Le sue idee sul nostro lavoro ci hanno fatto riflettere su diversi punti ed è stato importante perché i suoni uscissero nel modo giusto.

Comunque sì, registrare a Montreal è stato molto importante per Evangelista. Non so spiegarti esattamente il motivo, ma è parte del disco ed è buffo perché quando abbiamo registrato il primo album era inverno e faceva un freddo spaventoso, qualcosa come 14 gradi sotto lo zero ed era pericolosissimo addirittura stare 2 o 3 minuti fuori all’aperto. Credo questo abbia molto influito sull’album, si percepisce una certa intensità. Se ci fosse stato più caldo probabilmente non sarebbe uscita. Mi piace molto lì: ne guadagna la musica, adoro le persone, ci sono artisti, grandi musicisti e se giri per le strade sei travolto dalla loro creatività, ci sono poster che spiccano come opere d’arte, flyer, adesivi, musica. E' una città estremamente stimolante.

Beh, a tal proposito anche l’Italia mi pare di intuire ti sia di grande ispirazione…

Carla:

Mi piacciono la Spagna, il Portogallo: la parte sud ovest dell’Europa è quella che preferisco. In Italia mi sono sentita a mio agio, fin dalla prima volta che sono venuta qui e non parlavo una parola di italiano. L’esatta sensazione che ho provato scesa dall’aereo è stata:” I’m home”. Mi piacciono le persone e mi diverto sempre un sacco, sarà per il cibo e per il vostro modo di fare. Amo l’Italia.

E per di più questa sera ti vedremo suonare insieme ai Father Murphy, una band italiana che hai caldamente richiesto insieme a te stasera.

Carla:

Abbiamo suonato parecchio con i Father Murphy, anche negli Stati Uniti. E' un gruppo che mi piace moltissimo, adoro Federico, spero capiti sempre più spesso di suonare insieme, è una bella emozione.

Abbiamo fatto quattro concerti credo un anno o un anno e mezzo fa, non ricordo bene. Ho avuto subito la sensazione che fossero molto forti e interessanti, fanno veramente dei bei pezzi ed è un piacere vederli lavorare… così precisi, poi si stimano tutti molto l’un l’altro. C’è una bella atmosfera.

Per concludere, cosa stai ascoltando volentieri in questo periodo?

Carla:

Ieri sera ho ascoltato Billie Holiday. E' la prima volta dopo 10 anni. La adoro. E' buffo che io abbia fatto passare così tanto tempo; ad ogni modo ho pensato che fosse il caso di riascoltarla. Hai presente quando smetti di ascoltare qualcosa per un po’ di tempo e poi la riscopri ed è ancora più bello? Ci sono alcuni gruppi di Los Angeles che mi piacciono veramente molto: i Gaunt, ci ho suonato non tanto tempo fa, era lo stesso tour con Father Murphy, ma ora stanno facendo uscire un album nuovo per cui… Poi c’è un altro gruppo che si chiama Miss Cincinnati, sono in tre e suonano solo canti da marinaio; c’è in particolare la ragazza con cui ho suonato a lungo, Jessica, e suona il violoncello, mentre il suo ragazzo Jeremy suona la chitarra, fanno una sorta di musica sperimentale: prendono questi canti da marinaio e li impreziosiscono di atmosfere, una sorta di ambient ricca di suoni astratti. Danno realmente vita ai pezzi anche visivamente: questa é la loro caratteristica maggiore. Infine ascolto molto Nels Cline, uno dei migliori musicisti con cui io abbia mai collaborato , da poco è uscito un suo album dal titolo Coward che mi piace molto.

Intervista a cura di Daniela Cia

Riprese: Giulia Tirelli
Montaggio: Giulia Tirelli e Sergio Pigozzi
Videro realizzato in collaborazione con Punto Video Toselli


sabato 24 gennaio 2009

Carla Bozulich 's Evangelista (Constellation, CAN) + Father Murphy + Congs For Brums @ StalkeR*eloaded, Padova, SA 24/01/09

CARLA BOZULICH 's EVANGELISTA (Constellation, CAN)

+ FATHER MURPHY (Boring Machines/Madcap Collective, IT)

+ CONGS FOR BRUMS (US)

SABATO 24 gennaio 2009

c/o StalkerReloaded - Corso Australia 61 (zona ex-macello), Padova

h.21.30



buonanno!

citiamo dritti dritti da Basemental, in collaborazione per la serata:

(ah, dimenticavo: un biglietto in omaggio in collaborazione con Radio Bue qui)

L'annata 2009 di Pulse inizia subito alla grande con un concerto imperdibile vista la natura dei due gruppi che vi partecipano.

EVANGELISTA

Dopo il suo album intitolato Evangelista, Carla Bozulich ha deciso di chiamare Evangelista il progetto stesso. Motivo? Dopo aver avuto al suo servizio decine di musicisti per registrazioni e live Carla ha finalmente deciso di calarsi nella prospettiva di gruppo. Il risultato è stato Hello Voyager, un disco corposo e spiazzante che è finito nella top del 2008 un po' dovunque. Il lavoro svolto da Carla Bozulich/Evangelista le è valso il titolo di artista dell'anno su riviste prestigiose come The WIre che le ha anche dedicato la copertina. Come dire, un'artista mondialmente riconosciuta per essere unica.

Carla Bozulich è un personaggio carismatico, la sua storia viene da lontano e da sempre è legato a doppio filo con la musica tradizionale e la sperimentazione. I suoi trascorsi in band anomale come Geraldine Fibbers e Scarnella, in team con il chitarrista avant Nels Cline hanno rappresentato l'humus sul quale perfezionare la propria visione musicale, passata attraverso la rilettura degli standard di Willie Nelson ma sfociata in tutta la sua morbosa, scura e viscerale crudezza nel primo album per Constellation dal titolo Evangelista. Facendosi accompagnare dalla cricca Constellation al gran completo (praticamente metà di GYBE! e Silver Mt.Zion ed altri ancora) Carla mette in scena una dolorosa rappresentazione lirica di estenuante bellezza, tra dissonanze, urla e nervosismi che si stemperano solo una volta nella cover di Pissing dei Low, resa maestosa dal crescendo emotivo con cui viene realizzata.


"Un (gran) disco di lacrime e sangue, come da tempo non ne sentivamo. Da maneggiare con cautela." ONDAROCK

"la Bozulich affonda le sue radici nel blues americano fondendo la sua capacità di trasmettere melodie sanguinanti alle nuove tradizioni post-rock ambient tipiche dei gruppi Constellation. Il risultato è davvero eccezionale"
ROCKLAB








FATHER MURPHY

Il trio trevigiano accompagnerà Evangelista sul palco a grande richiesta della Bozulich stessa (un suo recente messaggio su myspace recita "please tell me we are playing together. let's play? do we already have gigs together? "). Questo messaggio di stima non giunge a caso, dopo che le due band hanno condiviso il palco diverse volte, sia in Italia che lo scorso autunno nella West Coast durante il tour statunitense di Father Murphy.
Father Murphy appunto, da Treviso alla conquista di nuove terre in Europa e America. Un gruppo dalla spiccata vocazione internazionale che ha negli anni sviluppato un modo personale di intendere il suono della band, lontano da tentazioni commerciali a breve gittata, scevro da principi di emulazione di questo o quest'altro trend. Dai loro esordi che hanno traghettato l'iniziale lo-fi in uno sghembo pop-psichedelico che permeava il loro album Six Musicians Getting Unknown sono passati quasi sette anni e i tre hanno perseguito un percorso personale che li portava a piccoli passi verso l'oscurità. La saga para-religiosa sviluppata in questi anni si arricchisce ora di un nuovo capitolo, edito da Boring Machines, che parla di eresia come capacità di poter scegliere. Un album scuro e teso, con ampi spazi vuoti incastrati alla perfezione in arrangiamenti che spaziano da atmosfere doom a ricordi chiesastici.

Il nuovo disco "...and He told us to turn to the Sun" è uscito il primo Dicembre e si è già guadagnato ottimi riscontri dalla stampa nazionale (intervista e recensione su Blow Up di Dicembre, su Audiodrome e altri) e anche all'estero entrando a far parte delle playlist di fine anno di molte radio americane ma soprattutto dà enorme soddisfazione la menzione su Pitchfork quale uno degli album dell'anno da parte di John Dieterich dei Deerhoof: “Truly masterfully put together, amazing songs with tons of space and utterly original arrangements. […] Just an incredible album.”

Dice la stampa italiana di loro:
"Un’evoluzione interessante e di grande originalità, che ne fa uno dei pochi prodotti italiani da esportazione, confermando il Bel Paese, in ambito underground, come terra votata alla psichedelia. Amen."
KATHODIK
"La bellezza della loro musica sta nella perfetta calibrazione delle pause e dei tempi, dei momenti d’attesa tra un colpo e l’altro, un passo e l’altro, una ferita e l’altra. Le nove tracce del disco trasudano una poetica sfatta e sofferta, il senso di una fine imminente "
BLOW UP
"non abbiamo solo a che fare con la conferma dei Father Murphy come uno dei gruppi migliori in circolazione in Italia, ci troviamo anche davanti a un disco sensazionale che porta a un’esperienza di ascolto unica, impressionante" ROCKLAB

Father Murphy su myspace







CONGS FOR BRUMS
E' il progetto solista di Ches Smith, batterista al servizio di Evangelista, ma anche di Marc Ribot, XiuXiu ed altri ancora. Propone un set solitario fatto di percussioni ed elettronica come percorso di incastri ritmici che diventano melodia.
Congs for Brums su myspace

mercoledì 10 dicembre 2008

YACHT (DFA, USA) - MER 10 Dic @ StalkeR*eloaded

Mercoledì 10 Dicembre:
YACHT
(DFA, USA)
@ StalkeR*eloaded c/o AltrAgricoltura

StalkeR*eloaded c/o AltrAgricoltura Nord Est, C.so Australia 61, Padova(vai qui per le indicazioni per arrivare)



YACHT fosse per noi lo si sarebbe fatto ancora a maggio, ma un tour serrato complicò un po' tutto.
Essendoci ripromessi di rimediare, eccoci qui a dicembre a preparare l'attracco di YACHT/Jona Bechtolt al porto Pulse.
Nel frattempo c'è stata una una simpatica novità, a riprova del fatto che non ci si era sbagliati: a seguito del tour di primavera 2007 con LCD Soundsystem, YACHT è il nuovo ed azzeccatissimo ingresso nella scuderia DFA di James Murphy.

(vi ricordate i PrinzHorn Dance School incontrati quest'anno al Summer Student Festival? dovevano essere loro gli apripista nel tour americano di James Murphy e soci, ma qualcosa andò storto, e i visti per l'entrata in America non arrivarono - terroristi?)

Gli andò bene dunque, e d'altra parte il personaggio è di quelli che non potevano nel proprio eclettismo ed iperattività espressiva non risvegliare il fiuto per talenti di James Murphy.
Nè al ragazzo mancava il pedigree: batterista e collaboratore di Devendra Banhart quando questo moltiplicava pani e pesci, compagno di tour di un sacco di oramai icone (oltre a LCD, Architecture in Helsinki, Dirty Projetors, Vampire Weekend, Tussle... ), remixatore richiestissimo (Stereolab e Ratatat per dirne solo le più recenti), Jona Bechtolt ha percorso un cammino che l'ha portato dalla cameretta a fronteggiare pubblici affollati senza per questo perdere un filino della smaliziata genuinità che ne è stato sempre il tratto distintivo.

Il suo "I believe in You, Your Magic is Real" è stato sicuramente una delle uscite più indovinate del 2007, e per quanto manchi a tratti di omogeneità, è un colorato ricettacolo di ottime canzoni: qui le lezioni rock di Pixies, VU e anche esperienze più recenti come Akron/Family o Supersystem/El Guapo felicemente si accoppiano con strutture semplificate e voci catchy (una su tutte la zuccherosa I Believe in You, o in alternativa la iniziale So post all 'em).
Non mancano poi gli elementi techno-deviati dalle presenza di soggetti di primo piano (e quindi via al delirio tribal/strobo di Platinum in compagnia di Bobby Birdman, o alle bassline siderali di All the Same Price con Eats Tapes come copilota) ma anche qui il tutto continua ad odorare di elettronica casalinga e di bassliner con potenziometri impolverati, aggiungendo al tutto quel tocco DIY che bisogna ammettere essere una marcia in più.

Nel frattempo il progetto esistenziale YACHT si espande, sia in termini professionale (Jona lascia definitivamente Blow, il progetto di cui era cotitolare) sia in termini sentimental/collaborativi, includendo ora la compagna Claire Evans.

E proprio con lei rilascia il singolo che suggella l'entrata in DFA: dichiaratamente una "love letter" per LCD Soundsystem, proprio in memoria del tour condiviso, Summer Song ne riprende sonorità e stile suonando come un personale tributo.
Qui trovate il video low budget girato dal compaesano Judah Switzer (lo stesso di Kiss per Scout Niblett in coppia con Will Oldham)


Per chiudere citiamo un po' di attività extracurriculari di quello che è sicuramente uno degli agitatori principali della movimentata scena artistica di Portland, Oregon: designer a tempo perso,
artista genericamente multimediale (ha escogitato performance/installazioni presso diversi istituti d'arte contemporanea: Pompidou, MoMA ), è fondatore e motore di una blog community aperta con oggetto specifico la cittadina di Portland, nonché idatore di un contest/deathmatch per blogger!

Non dimenticate poi che Jona è un ballerino dinamico e pronto a tutto: i suoi show sono assolutamente aerobicoinvolgenti e l'interazione con il pubblico è a livelli altissimi (anche nei momenti più complicati)
Siete dunque tutti esortati a venire se non con l'intenzione esplicita di ballare, almeno con la piena disponibilità a spassarvela.







YACHT - Summer Song from Jona Bechtolt on Vimeo.



See A Penny (Pick It Up) from Jona Bechtolt on Vimeo.

venerdì 5 dicembre 2008

prossime cose

solito post-it di aggiornamento sui prossimi appuntamenti Pulse:



Venerdì 12 Dicembre: Sylvain Chauveau (Type, Fra) @ Teatro Ruzante
http://www.sylvainchauveau.net/

martedì 25 novembre 2008

The Dodos (French Kiss, USA) @ StalkeR*eloaded - 25 Novembre 09








http://dodosmusic.net/

http://www.myspace.com/thedodos

Vi aspettavate il 100?

invece con un arbitrario artificio nella cardinalità, tergiversiamo ancora un attimino permettendoci di considerare il concerto dei Dodos come pulse99 (bis!) e di non avventurarci ancora nelle ignote lande delle serate a tre cifre.
E anche se dedicheremo esplicitamente a tale ricorrenza la serata di sabato prossimo, 29 Novembre (convenzionalmente, appunto pulse#100), saranno proprio i sei eventi che partono da martedì, distribuiti nei successivi venti giorni il modo implicito di celebrare il nostro primo centinaio di concerti.
Pulse#100: stiamo ancora settando la line up, presto notizie fresche sul blog, che pian piano comincierà a funzionare e a svilupparsi, sia in prospettiva futura, aggiornandovi sugli eventi in calendario, sia in retrospettiva, caricando via via le newsletter relative al centinaio di eventi che andiamo lasciandoci alle spalle (per ora siamo all'87, ce la si può fare!).
Concertone, dunque: The Dodos + El Cijo.
Una di sole due date su suolo italiano, questa doveva essere una cosa ancor più succosa, con l'apertura a cura dei Ruby Suns, band SubPop, che nominiamo qui non solo per dovere di cronaca e generare rimpianti, ma proprio perché va bene sapere che esistono, son freschi e pure ganzi:
dategli un ascolto http://www.myspace.com/therubysuns

Dodos
Tanto per cominciare il nome ci sta alla grande: un po' per l'esoticità che rispecchia certamente certe africanerie percussive, ma soprattutto perché imbattersi in un duo capace di una tale sintesi di scrittura intrigante e potente dinamicità è un evento che avremmo detto vantasse appunto la medesima probabilità di incontrare un esemplare dei pennuti estintisi alla fine del 1600 nelle isole Mauritius.
E invece certe cose per fortuna accadono, ed ecco che inizia il 2008, spunta fuori un disco che si chiama Visiter, lo edita negli USA la French Kiss, la stessa di Les Savy Fav, e la Wichita in Europa (quelli di Bloc Party...), e ne sono autori una coppia di ragazzetti di Frisco, capaci di fare in due quello che nemmeno band in supersteroidi o intere comuni di fricchettoni barbuti sembrano essere in grado oramai di proporci: coniugare la forma canzone (quella di una volta, dalla melodia che incanta, chiamala folk o pop, poco cambia) con strutture articolate e tese che invece di oscurarne la poesia ne esaltino gli slanci e mantengano l'atmosfera febbrile ed eccitante.
Una chitarra acustica maneggiata con sapienza da Meric Long (talento.1: drago del fingerpicking, voce a la David Byrne ma con inflessioni countreggianti, passato di trombonista e passione per strumenti percussivi africani e vibrafono), delicatamente arpeggiata come violentemente slabbrata all'occorrenza, e le percussioni di Logan Kroeber (talento.2: una volta batterista in gruppi progressive/metal, fortunatamente passato sulla riva giusta, molto tribal-percussivo e decisamente più simpatizzante per pelli e tamburi che per piatti e cymbals assortiti) costituiscono il telaio su cui Visiter robustamente poggia.
Concludono l'opera, in qualità di elementi di secondo piano, ma decisivi nel far suonare il disco così candido e urgente al contempo, le doppie voci sapientemente dosate, un banjo o un paino che spuntan qui e lì, il cameo dei duetti vocali con la delicata cantautrice di Portland Laura Gibson (in Walking e Undeclared...), una distorsione sulla chitarra (sempre quella, l'acustica), dei fiati a sottolineare i passaggi solenni e una cura maniacale nella registrazione dei vari strumenti.
Il disco è un'ora di mistura perfettamente equilibrata di turbo folk, blues in molho psichedelico e fingerpicking stratificato, il tutto scorre coinvolgente e avvincente, aiutato in ciò dal suo essere pensato come un flusso ininterrotto, che vede succedersi quasi senza soluzione di continuità picchi stilistici, pezzoni quali Red and Purple, Fools, Joe's Waltz, Winter, e ancora Jodi, Ashley, Season, God?...

Al che direte voi: "edalvivocomesifa??"
Dato che sono avanti, i ragazzi han pensato anche a questo: live se ne vengono con un terzo personaggio deputato a suonare tutto ciò che sul disco non sia chitarra o percussioni ( ad onor del vero batte anche lui, ma su di un bidone...).
Ma sembrerebbe in realtà la potenza che i due sprigionano già da soli basti a fare impallidire combo ben più rodati e numerosi.

Cheddire ancora?
I Dodos han fatto da supporter al tour statunitense di Akron Family e (pensa te) Jennifer Gentle in primavera e sarà la volta dei padovani di restituire il favore, prendendo il posto lasciato vacante da Ruby Suns per le restanti date del tour europeo.
Nell'estate 2008 i Dodos si son cacciati, nell'azzeccato ruolo di "band rivelazione", la maggior parte dei festival estivi cazzuti al di là e al di qua dell'oceano.

i riferimenti, copiosi: Akron/Family, Devendra Banhart, Animal Collective, Eno / Byrne, Gordon Gano e chi più ne ha.....



In sostituzione dei Ruby Suns dicevamo abbiamo gli anconetani El Cijo,
fall out del collettivo cinematografico "Il Posto delle Fragole", che memori della scuola Yuppie Flu tendono un agguato alla materia indie-folk nascondendosi dietro al cespuglio pre-war, guadagnandosi così le sperticate lodi del direttore di Blow Up:

[...]Piazzi stancamente il cd sul lettore e lo fai scorrere per due minuti per capire di che si tratta e quindi a chi indirizzarlo; una favola quotidiana. Il problema nasce quando quel CD resta sul lettore e non vuol sapere di andarsene fino a che non arriva alla fine [...] La musica del disco- registrazione effettuata a Memphis è country/folk jazz acustico che potrebbe ric ordar uno swing senza fiati (Every Woman) ma che tocca soprattutto le corde del più elegante e raffinato cantautorato jazzy, che porta alla memoria i Violent femmes ma anche i T-Rex, che vive nell'attualità ma ha un cuore molto antico .Strumentisti abili e scrittori già di tutto rispetto, gli El Cijo lasciano veramente a bocca aperta per la qualità superlativa che hanno saputo esprimere già al primo passo: bravissimi. (8)
Stefano Isidoro Bianchi recensione di Bonjour My Love
Blow Up # 126

http://www.myspace.com/elcijo



intanto il comunicato:

In Italia per sole due date gli americani The Dodos.
‘Visiter’ è il secondo album pubblicato dai californiani The Dodos, originari di San Francisco. Folk, pop, rock, punk tutto insieme per un risultato unico ed originale. I The Dodos sono una delle formazioni più interessanti degli ultimi anni, capaci di rifuggire la classificazione di indie e aspirare ad una carriera basata sulla freschezza ed intensità del loro sound. La band è composta da Meric Long e Logan Kroeber ed il loro secondo album ‘Visiter’ è uscito prima negli states per la French Kiss, storica label di Hold Steady e Les Savy Fav, e dopo ripubblicato in Europa dalla sempre attenta Wichita (Bloc Party e Cribs). Ciò che stupisce della band è come solo in due creino della musica articolata in cui percussioni e chitarre acustiche si sposano con la bellissima voce country alternative di Meric Long.
La musica dei Dodos è unica, folk di nuova fattura dalla città che ha dato i natali alla scena psichedelica degli anni sessanta e ha visto passare per le sue colline i più importanti cantori della passata generazione. Tamburelli, chitarre acustiche e ritmiche sincopate ma nello spirito del presente più che in quello dei Nuggets anni sessanta.
Con ‘Visiter’ i Dodos sembra abbiano colpito nel segno, partorendo una creatura che la stampa ha adorato e che giorno dopo giorno richiama nuovi fan. I The Dodos sono catchy e moderni, con un sound morbido e differente da quanto fatto in precedenza dalla scuola USA. Se gli Architecture In Helsinki sviluppassero un suono meno elettronico suonerebbero come i Dodos e sarebbero fenomenali.
Non pensate alla musica di Crosby, Stills Nash e Young ma ad una moderna indie rock band che ama suonare seguendo i dettami del folk. Meric Long e Logan Kroeber sono due geni e di loro si parlerà ancora parecchio.


poi una recensione in english:

Pitchfork Media
April 2008
8.5 Best New Music
“Visiter alternates between longer, more improvisatory material and near-interludes, which can leave a slightly spotty impression on its first few listens. With more exposure, the record reveals the celebratory acoustics of Led Zeppelin III or a more song-oriented take on tourmates Akron/Family. Playing with infectious fervor, Long runs through tricky blues-boxing and molten slide riffs on the galloping "Paint the Rust" and the second half of the epic "Joe's Waltz".

Visiter's second half is anchored by "The Season" and "God?", two massive shapeshifters that help define the record. Long and Kroeber here don't seem wedded to power duo minimalism-- and it's intriguing to wonder how they could incorporate their backgrounds in metal, African Ewe drumming, and gamelan beyond a sense of rhythmic intensity. These possibilities could also make more streamlined, Magnetic Fields-like numbers "Winter" and "Undeclared" seem vanilla by comparison to some, but by making room for both, Visiter ends up being one of the most welcoming (and welcome) records of 2008 so far.“

ecco il video sull campagna obamiana


e invece le due registrazioni alla radio NPR,

Red and Purple


e Fools