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sabato 10 settembre 2011

Pulse @ Venetian Industries Festival: Emeralds (USA, Mego) SA.10/09 + Pulse Showcase DO.11/09

VIF


Finalmente e per fortuna è tornato il V.I.F.!

Dopo l'increscioso annullamento a ridosso dell'evento l'anno passato, la prospettiva giusta da cui osservare il tutto è sicuramente questa: sventure, sfighe, traversie varie, deliberati o colposi boicottaggi, distrazioni istituzionali non bastano a tramortire definitivamente determinate realtà, specie quando dietro di esse si lavora per tutto l'anno con passione ed impegno, si fa rete e soprattutto si tien duro!

Nell'auspicare una perfetta riuscita dell'evento, che per due giorni passerà in rassegna una selezione (magari non esaustiva, ma ben rappresentativa) delle realtà creative indipendenti della nostra quota veneta di Nord Est, sappiamo anche che incrociare le dita serve a poco se non ci si sbatte attivamente, e quest'anno ci siamo anche noi di Pulse, presenti in due momenti diversi nelle due serate:

Sabato 10, h. 23 contribuiamo nel modo che ci è più congeniale, da anni, ovvero proponendo un live di livello internazionale, quello degli americani Emeralds, da Cleveland, band rivelazione dell'anno passato con il loro disco "Does It Look Like I'm Here?"
sull'austriaca Editions Mego.
Dopo essersi girati il mondo negli ultimi mesi spartendo i palchi con i nomi che contano (una su tutte la data sold out da bava alla bocca dell'1 giugno scorso a Berlino: Oneohtrix Point Never + Emeralds + Caribou), la band intraprende domani un nuovo tour italiano, partendo proprio dal VIF per poi farsi delle date/bazzeccole come MiTo e Circolo degli Artisti, e permettendosi pure una scappatella fino all'Isola di Wight, al Bestival curato da quel lazzarone di Rob Da Bank. Su di loro torniamo più sotto.

Domenica 11, h. 01.00 in maniera più scanzonata, mettendoci dietro la consolle chi vi scrive e chi da anni oramai cura le grafiche della maggiorparte degli appuntamenti Pulse e del SSF/JeT'aime, ovvero Lorenzo Mason, che in modalità DJ si presenta come Blondie Equal Stupid. Cosa faremo? Una selezione della musica recente vista dall'osservatorio Pulse, proponendo qualche traccia spedita di artisti che son stati nostri ospiti, che ci piacerebbe lo fossero in futuro o semplicemente che ci gasano adeguatamente in questi giorni. Ancora da definire eventuale presenza di ulteriore compare, di indubbi gusto e competenza.

Di seguito vi diamo un paio di coordinate sui nostri ospiti stranieri
L'orario è indicativo dell'inizio del loro set, che però viene a chiudere, insieme al successivo live di Wora Wora Washington, una lunga giornata che comincia dalle 15!
Ecco qui invece il programma musicale (live+showcase) del festival, (per quello navigabile completo di tutte le altre iniziative, conferenze, meeting ed expo, e suprattutto completo di link, vai qui)
Vedrete che troverete qualche nome noto agli affezionati pulsisti ;)

Vi ricordiamo volentieri che l'ingresso è gratuito!

SABATO 10 e DOMENICA 11 SETTEMBRE 2011 15:00-2:30 AL PARCO SAN GIULIANO - MESTRE (ZONA PORTA GIALLA E PATTINODROMO) VENETIAN INDUSTRIES FESTIVAL Fin dal pomeriggio: concerti, proiezioni e performance, esperienze, nuovi incontri e collaborazioni, scambi di idee, momenti di dialogo e confronto, ritmi, canzoni, donne di sogno, banane, angurie, limoni e lamponi! Venetian Industries Festival è qualcosa in più di un semplice festival. due palchi ed una postazione dj in contemporanea + expo di oggetti, accessori, grafiche, riviste, prodotti creativi non meglio identificati con il solo limite di essere autoprodotti e originali, possibilmente ecologici + conferenze, performance, proiezioni INGRESSO GRATUITO! PROGRAMMA! SABATO 10 SETTEMBRE 2011 dalle ore 15:01:02 alle ore 01:59:58 Concerti (palco A e palco B) ~ 16:01 - Hope You're Fine Blondie (Treviso) (B) ~ 16:49 - Gli Incolti (Treviso) (A) ~ 17:42 - New Candys (Treviso) (B) ~ 18:31 - Humanature (Treviso) (A) ~ 19:22 - C+C=Maxigross (Venezia) (B) ~ 20:09 - Margareth (Venezia) (A) ~ 21:01 - Renè Basca and the Biscuits (Padova) (B) ~ 22:02 - Grimoon (Venezia) (A) ~ 23:01 - The Emeralds (U.S.A.) (B) ~ 23:59 - Wora wora washington (Treviso) (A) . Showcase ~ 20:31 - Boring Machines: BeMyDelay (Live set), Boring Machines (Dj Set) ~ 22:02 - Laverna: Enrico Coniglio, Stefano Guzzetti, Manuel Cecchinato Posadas, Molven (live sets), Francesca Coniglio (live visuals) ~ 23:31 - Electronic Girls: Belinda Frank & Johann Merrich (Live Set), Crì & Miss le Viòl (Dj Set) ~ 00:59 - The Italo Job: Dj Caste (Dj Set) DOMENICA 11 SETTEMBRE 2011 dalle ore 15:01:02 alle ore 01:59:59 Concerti (palco A e palco B) ~ 16:16 - Valium doll (Venezia) (A) ~ 17:01 - Liir bu Fer (Verona) (B) ~ 17:46 - The White Mega Giant (Padova) (A) ~ 18:29 - Ancher (Verona) (B) ~ 19:14 - Zabrisky (Venezia) (A) ~ 20:01 - Go Go Monellas (Verona) (B) ~ 20:46 - I Kill Your Boyfriend (Treviso) (A) ~ 21:31 - Hateboss (Treviso) (B) ~ 22:16 - Slumberwood (Padova) (A) ~ 22:59 - Father Murphy (Treviso) (B) ~ 23:59 - IOSONOUNCANE (Bologna) (A) Showcase ~ 17:31 - Associazione Culturale Flat: djs set a cura dei dj dello staff ~ 18:59 - shyrec: Gurubanana Solo (set acustico), antonio de la squeva (selezione musicale) ~ 20:31 - abusers: Abusers Collective Performance ~ 21:59 - Nedac Editions: The Noisemaker, Cabeki ~ 23:31 - Antenna Lab: Hyena e Pablito El Drito ~ 00:59 - Pulse: Pulse, Blondie Equal Stupid Dj Set INGRESSO GRATUITO


Pulse#173

EMERALDS
(U.S.A, Mego)

emeralds

[ Instrumental, Synth-drone, Kosmische Musik, Underwater Sound]

http://clevelandwagon.blogspotcom/ http://editionsmego.com/artist/emeralds

Sabato 10 Settembre, h.23
@Venetian Industries Festival, Palco B c/o Parco San Giuliano, Mestre (VE)


Riprodurre le meraviglie di un mondo subacqueo in musica. Delineare le oscillazioni, il moto ondoso in graduale aumento, la marea che procede regolare secondo i chiarori lunari. E scorgere nei flussi del mare le piroette dei delfini, le traiettorie disegnate come fossero un quadro e il fosco paesaggio dei fondali. Immergersi, toccare il fondo e risalire a respirare, in un ambiente acquatico che regala tanta analogica dolcezza quanto frizzanti bollicine in ascensione.

Negli andamenti kosmische di "Does It Look Like I'm Here" gli Emeralds da Cleveland si domandano se sia effettivamente quello il luogo che abitano, un paesaggio sospeso e paradisiaco. Le astrali visioni dell'elettronica tedesca seventies, il cui gusto aspro qui non viene a mancare, rivivono illuminate a giorno da una ventata sintetica che si riflette in ogni singola nota del miglior lavoro del trio. Nell'ora di divagazioni si rincorrono nebulose deformi ("Science Center", "It' Doesn't Arrive"), armoniosi quadretti bucolici per tastiere ondivaghe ("Candy Shoppe", "Shade") che riflettono i loro raggi su un mare increspato dalla salsedine.

Nessuna nube oscura l'avanzare notturno di "Double Helix", sospesa tra Pink Floyd e Tangerine Dream. E fra gli sfarfallii di "Goes By" e i sapori française delle conclusive "Now You See Me" e "Access Granated" si consuma la bordata sonica della title track: sette minuti e mezzo di flutti contro gli scogli. Se dovessimo riassumere questo lavoro uscito per la benemerita Editions Mego, non potremmo che affidarci alla maestosa sinfonia della quinta traccia. Nei dodici minuti di "Genetic" si rincorrono, in un continuo gioco di rimbalzi, un sostrato ambientale celeste sul quale si inserisce una struttura di synth in ascesa che lascia progressivamente il passo a fluidi elettronici in ebolizione.
Un'ascesa purissima da un mare in fermento. Poi si trapassano le candide nuvole, lì a un passo dal cosmo.

(recensione su ONDAROCK di
"Does It Look Like I'm Here" 8/10)





Pulse#174

Showcase:
Pulse + Blondie Equal Stupid
Domenica 11 Settembre, h. 25.00

@ Venetian Industries Festival


lunedì 30 maggio 2011

SSF11 31/05/2011 - EAST RODEO (HR/ITA) + BENIAMINO NOIA (PD)


East Rodeo (HR/ITA, MenArt/Trovarobato)

Tempo fa (diciamo 2 anni) un concerto padovano degli East Rodeo sarebbe stato accadimento fin quasi ordinario nella Padova che ha visto la band muovere i suoi primi passi, mentre cresceva e maturava quel sound unico, un incrocio esclusivo di avant-rock e impro, controllo tecnico di materia sonora e piglio balcanico. Da più di un anno la band ha abbandonato la pianura padana, tornando a Pola dove il loro ultimo disco ha preso forma, grazie anche alla partecipazione di mostri sacri della musica quali Marc Ribot, Warren Ellis e Greg Cohen. Ed è prorio Ribot che oltre ad evidenti altri, possiede pure il dono della sintesi, a distillare tutto in 10 parole: «Influences from Sun Ra to Sonic Youth to hardcore and back. Plus they rock.»


Web:

http://www.eastrodeo.net

http://www.myspace.com/eastrodeo

Ascolti consigliati:

Morning Cluster, Menart, 2011




Beniamino Noia (PD)

Quella di Paolo Tizianel è una storia fatta di pazienza granitica, alcune delusioni e soddisfazioni tardive. Veterano della scena padovana dalla peculiare personalità, dopo esperienze in band quali Infinity Within, Shifty Split/Benjamin Bore, Paolo passa a sonorizzare spettacoli teatrali, e approda infine alla modalità one man band, intraprendendo una sfida tuttora in corso con loopstation e macchine assortite (la sua micra su tutte). Catapultato finalmente l'anno passato sul palco di Italia Wave con il suo live potente ed incalzante, Beniamino Noia è ulteriore esempio di quanto Padova possa essere distratta nei confronti dei suoi musicisti.


Web:

http://pbmrec.com

http://www.myspace.com/beniaminonoia

Ascolti consigliati:

Vivanoia, PBM records, 2009


INGRESSO LIBERO!


domenica 29 maggio 2011

SSF11 30/05/2011 - THANK YOU (USA) + CAPTAIN QUENTIN (RC)



Thank You (USA, Thrill Jockey)

Intercettiamo il tour dei Thank You, in viaggio verso il Primavera e le date europee in apertura ai Battles. Domiciliati in quella stessa Baltimora che è casa di altre schegge impazzite dell'avant statunitense (uno su tutti, Dan Deacon) i tre Thank You non si perdono in convenevoli e si affrettano ad incendiare il nostro lunedì sera: tutti suonano tutto, ingaggiando una mischia tanto giocosa quanto spietata con tutti gli strumenti a disposizione e riversando nel live la potenza del loro drumming tribale e le staffilate di synh e chitarre. I riferimenti spaziano dai classici affilati di Fugazi e The Ex, ai cori ancestrali di Big A Little a e Animal Collective, alle cavalcate più craute a volte fin africaneggianti, il tutto immerso nel puro divertimento generato dal suonare (to)talmente lanciati.

Web:

http://www.myspace.com/wethankyou

http://www.thrilljockey.com

Ascolti consigliati:

Terrible Two, Thrill Jockey, 2008

Golden Worry, Thrill Jockey, 2011



Captain Quentin (From Scratch, RC)

Instrumental jet set è un'opera rock come quelle di quarant'anni fa, ma senza la pomposità, anzi con molta ironia a partire dai titoli. Una botta di senso con nessun timore reverenziale verso ciò che succede in giro, e un'ulteriore evoluzione dai temi matematici e spaziali delle prime avventure del Capitano, giusto in tempo per salutare il Beefheart che non c’è più: se il 2010 si era caratterizzato per il ritorno al beat italiano, l’Undici minaccia di saccheggiare il patrimonio del prog italiano.

Web:

http://www.captainquentin.it

http://www.myspace.com/captainquentin

Ascolti consigliati:

Instrumental Jet Set, From Scratch, 2011


SSF11 29/05/2011 - ARIEL PINK'S HAUNTED GRAFFITI (USA) + HARRY MERRY



Ariel Pink's Haunted Graffiti

Scoperto e lanciato dagli Animal Collective sulla loro etichetta Paw Tracks, Ariel Pink si afferma rapidamente come uno dei cantautori e produttori più creativi e sperimentali della sua generazione, un visionario trasformista del lo-fi capace di imbastardire la forma canzone in modo sublime con suoni carichi di nostalgia e sana autoironia. Un autentico citazionista che riesuma qualsiasi genere dal synth pop al metal senza plagiare, che ama lambire pericolosamente il grottesco senza mai finirci dentro. Nell’estate 2010 Ariel Pink’s Haunted Graffiti pubblica sulla prestigiosa label 4AD l’album Before Today, accolto da critica e pubblico come capolavoro contemporaneo. Così Noah Lennox (Panda Bear/Animal Collective) su di lui: « Before Today è un disco bellissimo... Siamo tutti orgogliosi di avergli prodotto un disco anni fa, ma il successo per Ariel era solo questione di tempo: ogni suo album è sempre stato pieno zeppo di belle canzoni, e non è una cosa che si possa dire di tantissimi gruppi al giorno d'oggi.»

Web:

http://www.myspace.com/arielpink

http://www.arielpink.com

Ascolti consigliati:

House Arrest, Paw Tracks, 2006

Before Today, 4AD, 2010




Harry Merry (NL, Tocado Records)

L'incredibile incontro ravvicinato di qualche anno fa (pulse#51) non ci facilita nell'improbabile missione di restituirvi un'immagine che non sia mossa o fuori fuoco di questo singolare olandese. A partire dalla mise: Harry Merry si presenta sul palco in tenuta da marinaretto, con una parrucca imbarazzante ed una pianola brutta. Musicalmente siamo dalle parti della follia pura e imprevedibile, tra Syd Barrett midizzato e i Devo in versione de-evoluzionistica. A tutto questo aggiungiamo che Harry e Ariel Pink sono buoni amici sia sul palco che al bar, e avremo la dimensione di quanto difficile sarà dimenticarci questa serata.

Web:

http://www.harrymerry.com/

http://www.myspace.com/harry9merry

Ascolti consigliati:

The Shunt, Tocado Records, 2008

SSF11 28/05/2011 - SAROOS (DE) + GOING PLACES (TO)


Saroos (DE, Anticon)

Piccolo super gruppo elettronico, i Saroos, composto da Max Punktezal dei Notwist, Cristoph Brandner dei Lali puna e Florian Zimmer degli Iso86. Il risultato è la somma delle influenze dei loro gruppi di provenienza: elettronica liquida, profondamente melodica, avvolgente e ipnotica nel passo e nelle suggestioni. L'ultimo album, See Me Not, pubblicato chiaramente sull'etichetta dei Notwist - la Alien transistor records - è prodotto, inaspettatamente, da quel genio alternativo che è Odd Nosdam del compianto collettivo avant hip hop Clouddead.

Web:

http://www.alientransistor.de/

http://www.myspace.com/saroos

Ascolti consigliati:

Saroos, Alien Transistor, 2006

See Me Not, Alien Transistor, 2010




Going Places (TO)

I Going Places sono una all star band torinese, nata nel 2010 dalle menti di Jacopo (Disco Drive), e Gabriele (Xanax Party), a cui si sono aggiunti Marco (Drink To Me) e Valentina (Lovely Valentina), per creare canzoni fragili e imperfette in bilico tra ritmo e melodia. Si preparano a conquistare il mondo nel 2011 con il loro miscuglio di pop, disco, lo-fi e wave. Usano equipaggiamento vintage (vecchie drum machines, organi, basso) e non (campionatori, effetti), si muovono in precario equilibrio tra speranza e malinconia, e mirano alla bellezza.

Web/Ascolti:

http://soundcloud.com/goingplaces

SSF11 27/05/2011 - CHAIN AND THE GANG (USA) + HUSBAND (BO)




Chain and the Gang (USA, K Records)

Questa è l'ultima invenzione di Ian Svenonius, già a capo di Nation of Ulysses, Make up, Weird War. Militante del soul e promotore del “Vangelo Yeh-Yeh”, un misto di garage, rock e di “Teologia della liberazione”, Svenonius rimane coerente con le precedenti produzioni, influenzando anche quest'ultimo progetto con ideali anticonformisti, attacchi al sistema direttivo globale, al progresso viziato, all'oppressione, al materialismo, che già echeggiano nel nome stesso della band. L'ultimo lavoro Down with Liberty... Up with Chains!, in uscita per la mitica K Records di Calvin Johnson, è una trascinante miscela che racchiude i suoni della New York degli anni '70, rimandi ai Velvet Underground, ma anche a James Brown, senza tralasciare il gospel, in un pout pourri di glam, soul-funk lercio, rock'n' roll nudo e crudo, pronto ad essere riversato in un live che difficilmente riuscirete a dimenticare.

Web:

http://www.myspace.com/chainandthegang

http://www.krecs.com/html/artists/artistpage.php?interest=171

Ascolti consigliati:

Down With Liberty... Up With Chains!, K Records, 2009

Music’s Not For Everyone, K Records, 2011



Husband (BO)

Husband era Giallo dei Buzz Aldrin, since ZOIO. Ora c'è anche Chiara e intanto di cose ne sono successe, al postpunk Wire-oriented di Bologna: è bastato un brano su Myspace (eh? Ve lo ricordate Myspace?) a farsi conoscere nei blogghi inglesi, che hanno portato a una serie di concerti Oltremanica, che hanno smosso il Guardian a concedere il ruolo di “band of the day”, che ha aiutato a far uscire per Robot Elephant Records il primo EP con due brani e un mucchio di remix, che per due soldi mio padre comprò.

Web/Ascolti:

http://www.myspace.com/husbandworld






martedì 14 dicembre 2010

Pulse#152 - Stanley Brinks (FRA) feat. Clemence Freschard (FRA) Martedì 14.12.2010 (Stasera!)

A.S.U. in collaborazione con la Mela di Newton presenta:

Pulse#152

Stanley Brinks (b.y_records, FRA)
a.k.a. Andrè Herman Düne
Andrè

+ Clémence Freschard (Radbab, FRA)
clemence freschard

[Anti Folk
/ Ultra Freak Lo-Fi /Cantautoriale /Beautiful Losers]
http://www.myspace.com/therealstanleybrinks
http://www.myspace.com/freschard


Martedì 14 Dicembre, h. 21.00 @ La Mela di Newton
Via della Paglia, 2 - Padova



Chiudiamo dunque l'anno così: con un graditissimo ritorno di due amici già ospiti Pulse nel lontano 2007, alla ex Chiesetta delle Zitelle.
Lui lo ricordiamo scazzato in maniera semplicemente sublime e geniale, quanto si confà a chi molla d'un tratto ambizioni da jetset e rapide prospettive di monetizzazione del proprio talento per poter lasciar libero sfogo all'ispirato strabordare compositivo;
lei invece dolcissima e artisticamente tutt'altro che al traino.
Difficilissimi da dimenticare, ve ne accorgerete!

Dal 1999 gli europei Herman Düne, composti inizialmente da Andrè, David-Ivar e Neman, hanno sfoderato album grandiosi quali "Turn off the light", "They go to the woods", "Giant" e l'eccezionale "Switzerland Heritage" con i quali si sono imposti anche negli States come tra i più rappresentativi artisti della scena anti-folk. Punti di riferimento del loro sound sono Silver Jews, Sebadoh, Pavement, Will Oldham, Cat Power, Smog, Magnolia Electric Co., Moldy Peaches, per arrivare poi a Neil Young e Bob Dylan. I loro show sono sempre una esperienza ogni volta eccitante e ogni volta differente per la loro capacità di improvvisare sul palco sempre nuovi pezzi e cover delle più improbabili. Con "Mas Cambios" la band ha virato verso lidi più pop pur non perdendo la loro vena indie e l'incredibile capacità di disegnare semplici ma splendide melodie.
Dall'inizio del 2007 però Andrè, di certo l'anima più sperimentale del gruppo, ha deciso di recuperare le atmosfere più lo-fi e crude degli esordi dando vita al progetto solista Stanley Brinks. Già dal 2003 vive a Berlino dove si è creato un pubblico fedele grazie ai suoi memorabili set solisti. Sotto una infinita quantità di moniker ha registrato più di 50 cd, perlopiù per la sua etichetta RADBAB REC. A dicembre sarà nuovamente in Italia, accompagnato come sempre dalla compagna cantautrice francese Clemence Freschard.

Rec.: Stanley Brinks - "dank u" Abbandonato il gruppo Herman Düne e lasciati da parte i progetti solisti Ben Dope, Ben Hashish, Klaus Bong (ricordo di aver intervistato André via e-mail un paio di anni fa, terminò l'intervista con un elenco dei dischi pubblicati da solista che occupava una pagina intera), Andrè Herman Düne si presenta ora con un nuovo moniker - Stanley Brinks - e con un nuovo album "Dank U", pubblicato dalla Ciao Ketchup. L'ascolto di "Dank U" è un'esperienza in tutto e per tutto simile a quella vissuta ascoltando uno qualsiasi degli album pubblicati dagli Herman Düne: verrete travolti, dunque, da lunghi testi ironici (che ne dite di un improbabile ritornello in inglese/italiano "all my roads don't lead to Rome, there is no place I wanna call home, mi sono bagnato fino al culo", tratto dal brano "Songs Of Hassan"?) e autobiografici ("Stanley Brinks" narra la storia della vita di André), da melodie semplici ed elementari nella loro genialità e da una musica folk a bassa fedeltà e davvero coinvolgente. Una nota di colore è rappresentata dalla partecipazione dei Wave Pictures nel brano "My Experience With Truth". "Dank U" è un album che ascolterò a ripetizione e André Herman Düne si conferma il mio eroe anti folk preferito.













venerdì 10 dicembre 2010

pulse#151: ALEXIS GIDEON (USA) + SHELLEY SHORT (USA) Houseshow VENERDI 10.12.2010


House show in via Tartini4
VENERDI 10.12.2010 h. 21


ALEXIS GIDEON

(USA - Sick Room/African Tape)

















-loops beats warm guitar and dreamy folk carnival-


Talentuoso cartoonist ed eccentrico creativo, dopo un primo successo dovuto alla creazione del Duo Princess con Michael O’Neill, approda a Portland dove sviluppa le sue poliedriche prerogative di artista totale. Video artista innamorato del fumetto, ha iniziato a creare universi abitati da creature oniriche in luoghi irreali anche quando si mostrano all’apparenza concreti come alcuni squarci del lontano oriente.
La sua musica pone dei seri problemi di interpretazione in termini di genere, potremmo sicuramente parlare di Hip-hop stralunato, di nonsense rap, di guitar pop, di calembour onirico, ma di certo vi è solo che Alexis non è tipo da catalogarsi facilmente, con le sue beat machines, i suoi synth, le bass line, la chitarra, ma soprattutto lui le sue influenze ( Brian Eno, Stevie Wonder, John Zorn and Outkast) e la sua voce, qualcosa che sembra ricordare un incrocio tra Timbaland e Snoop Dog sotto gli effetti di dosi massiccie di elio (He) e ossigeno puro.
Il tutto viene, come prevedibile, accompagnato dalle sue creazioni video, suggestive e sbalestrate quanto i suoi brani, per i quali sono d'altra parte state appositamente realizzate, secondo l'idea di:
“explore hip-hop as a narrative form for creating a story that oscillates between an abstract, free-flowing childlike fairytale and a more traditional straight forward one.”


http://www.myspace.com/alexisgideon
http://www.alexisgideon.com/


+


SHELLEY SHORT

(USA - Hush)

















su "A cave, a canoo":
La sua è arte allo stato puro. I suoi soggetti sono disegnati usando colori pastello, impreziositi con sfumature sottili, quasi invisibili se osservate da lontano.
C’è voluto più di un anno per realizzare quest’album, per via delle molte collaborazioni nelle quali è stata impegnata la songwriter. Ma il tempo ha giocato a suo favore, dal momento che i brani risentono favorevolmente di una trasparente sensazione di calma, di comodità compositiva.
Dieci canzoni ovattate, personali, che in poco più di mezz’ora si fanno apprezzare per via dei mille suoni che s’intrecciano dietro la preziosa voce della Short, la quale, forte di un timbro soave, rilassato e dallo spicatto senso melodico, centra in pieno l’obiettivo di farci intravedere posti lontani e incontaminati.

http://www.shelleyshortmusic.com/
http://www.myspace.com/shelleyshort

Alexis Gideon Video Musics II: Sun Wu-Kong Official Trailer from alexis gideon on Vimeo.



Clement Mason - Alexis Gideon from alexis gideon on Vimeo.








venerdì, 10.12.2010 ore 21
houseshow
Padova
bnlze@yahoo.it

martedì 7 dicembre 2010

Pulse#150: DISKJOKKE (NOR, Smalltown Supersound) + KELPE (UK, D.C. recordings) Ma 7/12/2010 h.20.30 @ Bastione Alicorno, PD

A.S.U. in collaborazione con il Consiglio di Quartiere n.4 e con il contributo di UNIPD presenta:
Pulse#150



Martedì VII.XII.MMX, h. XX.XXX
@ Bastione Alicorno
P.le Santa Croce, PD


DISKJOKKE (NOR, Smalltown Supersound)

[ Electronica / Psych-Kraut / Kosmische Disco / Tropicalia ]
http://www.diskjokke.com/ http://www.myspace.com/diskjokke http://www.smalltownsupersoundcom/
+

KELPE (UK, D.C. Recordings) kelpe [ IDM / Dirty Hip Hop / Bleeps and Beats / Disturbed Funk]
http://www.kelpe.co.uk/ http://www.myspace.com/kelpemusic


Premettendo le più sincere scuse a quel gentiluomo di Eric Chenaux per il declassamento cardinale operato sulla sua serata a 149bis, eccoci alfine giunti all'appuntamento con i numeri più o meno tondi, e come nelle due precedenti occasioni (Pulse50 = The Ex + Mohammed Jimmy Mohammed anno 2006, nel 2008 il Pulse100=houseshow a due piani con -tanti- amici) l'idea rimane quella di proporvi qualcosa di assolutamente fresco sia nei contenuti che nelle soluzioni.
Questa volta abbiamo impacchettato una serata prefestiva coi fiocchi, radar impostato a scandagliare le profondità dell'elettronica nord europea con i live di due artisti in classe top, in un contesto assolutamente deluxe, quello del Bastione Alicorno (riscaldato), il tutto coronato dal costo risibile dell'ingresso.

Sui musicisti reclutati appositamente per la celebrazione c'è da dire che ci eran sfuggiti in due recenti occasioni (Kelpe era stato contattato per il SSF10, ma la contiguità con una data ad un festival in Tunisia aveva all'epoca complicato il tutto, Diskjokke per Circuito Off, ma suonava a Mosca quindi niet!), e l'operazione pulse150 viene anche a risolvere questa esigenza non ancora soddisfatta.

Impreziosiscono la serata la selezione di Monti e Blondie Equal Stupid oltre al progetto (RISO)grafico cartaceo dei Tankboys

Riguardo Diskjokke, nome d'arte per il norvegese Joachim Dyrdahl, non starò qui a tediarvi con le inevitabili etichettature accettate di Nu-Disco, Space Disco, o Italo Disco, vi dirò solo che il nostro campione stupisce sia nel ruolo di remixer che in quello di compositore.
Nella prima categoria vanno citati una serie di personaggi che hanno ben pensato di ricorrere a lui per rimaneggiare e far risplendere i loro singoli, partendo dal suo amico e compagno di etichetta Lindstrøm, passando per i Bloc Party, per arrivare alla delicata Charlotte Gainsbourg, i Foals e molti altri, ma il meglio ha ancora da venire, in quanto si vocifera in rete (quella che parla solo norvegese) che sia proprio Diskjokke colui che si prenderà in carico il remix del primo singolo tratto dal nuovo album elettronico di David Lynch (sì, il regista... esce a gennaio il suo disco elettrico su Sunday's Best di Rob da Bank, nel frattempo il singolo è qui).

Sul fronte della composizione Joachim però dà a mio avviso il meglio di se stesso, gli ultimi due album rilasciati dalla ottima Smalltown Supersound (quella di Annie, Lindstrøm, Tussle, Arp e tanti altri), rispettivamente "Staying In" ed "En Fin Tid", sono una sintesi delle capacità ed influenze (Brian Eno, Tangerine Dreams, rock krauto) del musicista, più frammentato ed eterogeneo il primo, del 2007, più compatto nello stile ma rarefatto nell'incedere il secondo, di quest'anno. E rovistando tra i pezzi che li compongono si trova tutto: l'ex studente di matematica nell'esercizio techno brillantemente riuscito di Interpolation, l'ex violinista classico che in Rosenrød gira al volo un oscuro incedere di synth in un momento di estasi solare (sunkissed?), il dancefloor compresso per meglio poter esplodere di Big Flash, la genialità delle staffilate house e del titolo di I Was Go To Marroco And I Don´t See You, la mini odissea racchiusa nei dieci minuti di Nattlestid, la malinconia in salsa tropicale di Some Signs Are Good.

In fondissimo trovate una recensione per ciascun disco ad opera dell'ottimo Andrea Pomini, una tratta da Rumore, l'altra da DJ Mag, via Soulfood. Notare bene: nonostante la non trascurabile ed onomatopeica attività di Diskjokke in qualità di dj, egli è più che lieto di presentare a Padova il suo LIVE set!


Kelpe
invece ci è stato prontamente segnalato dal nostro osservatore di fiducia di stanza a Berlino, dopo averne gustato una coinvolgente performance al Transmediale di quest'anno, in apertura al set di Fourtet (suo fan): è il progetto elettronico di Kel Mckeown, accompagnato dal vivo alla batteria da Chris Walmsley e vengono entrambi dalla Gran Bretagna, Londra per l'esattezza.

La discografia di Kelpe mette in scena una sorta di elettronica cinematica, psichedelica e delicata ma con una vena futurista, bassi funk e chitarre fuori dal tempo perse in lunghi echi. ll duo presenta nel vario materiale live il nuovo 12" "Chocolate Money", due tracce, subito riproposte in remix sul lato B, che mischiano Hip Hop sporco synth distorti e percussioni funkeggianti. Non vediamo l'ora...
Nel frattempo, non trovando ahinoi degne recensioni in italiano, vi lascio in compagnia poco più sotto di un'ottima recensione del precedente "Cambio Wechsel" in english (gli inglesi ne han tante di disgrazie, ma almeno loro c'han la BBC) in cui l'opera del nostro viene accostata alle sonorità di Flying Lotus e Prefuse 73 (a me spesso piace pure di più, ma così si rischia la lapidazione...)

Una raccomandazione sugli orari: data la natura della location e i vincoli di orario, raccomandiamo di non arrivare oltre le 21 per godere appieno della scaletta.

Recensioni:
BBC Review
"A journey to exciting territories beyond the beats-and-pieces norm."
Mike Diver 2009-11-03 Kelpe is the musical alter-ego of British artist Kel McKeown, whose dalliances with sound are producing some wonderfully wobbly, boisterous and bubbly fare - think Hudson Mohawke with the ADHD turned down and a comfy pair of slippers on, lighting a deserved cigar... with a blowtorch... while roasting road kill over an open fire. Cambio Wechsel is his third album for DC Recordings, a label established by DJ and producer Jonathon Saul Kane in the mid-1990s to showcase the diversity that few get to hear within the genres of hip hop and electronica. This album's tracks branch out to tickle the tastiest parts of said pigeonholes, its bleeps and squelches, glitch beats and truculent thuds merged into a tumultuous whole that's, at times, as irresistible as Prefuse 73 or Flying Lotus's most commended collections. The oppressive, insatiable attack of Closed Cup Headroom is an instant standout, its alien clicks - think the prawns of District 9 messing about with vocoders - surrounding the senses and tightening their circle with each passing second, laser blast effects charring the ground just inches from their targets' feet. After Gold is similarly cacophonous, but a lot easier on the nervous system - while these structures display similarities from piece to piece, it's rare that one echoes the previous in an unappealing manner. Like Bibio's occasionally otherworldly album of earlier this year, Ambivalence Avenue, Cambio Wechsel's flirtations with myriad motifs that rarely have a hand to hold elsewhere on the record can lead to the listener becoming rather dizzied by the experience. But when the shiny synth lines and distorted drum and bass fluctuations of Low Frequency Fumble, the treble-centric J Dilla skitter of Eye Candy Bath and the fidgety itchiness of Wind in the Windows are appreciated as individual arrangements, outside of an album context, Kelpe's talents shine 'til they threaten to blind and/or deafen. As an all-in-one listen, there's a lot to take in - perhaps too much. But treat Cambio Wechsel as a mixtape produced by a mind that simply can't sit still and it's a journey to exciting territories beyond the beats-and-pieces norm.


DiskJokke - Staying in (Smalltown Supersound).
La chiamano nu-disco, ed è uno dei suoni più caldi del momento. Tra gli epicentri, la Scandinavia: la Svezia degli Studio, la Norvegia di Lindstrøm, Prins Tomas, Todd Terje ed ora Joachim Dyrdahl, in arte diskJokke. Un esordio col botto il suo. Ricco di cascate di melodia e sorprese continue, carica da dancefloor e anima. Si viaggia su ritmi più dritti e spediti rispetto ai suddetti, trovando una formula magica per combinare disco italo e non, house acid e non, e techno molto detroitiana. Joachim, studente di violino e di matematica, dosa calore e rigore con maestria. Aprendo le danze su toni più giocosi - Folk i farta e Større enn først antatt sono due capolavori - per farsi più serio e meditativo nella seconda metà dell'album, con I Was Go to Marroco and I Don´t See You (non è un errore, si intitola proprio così) come martellante e irresistibile spartiacque. Ma in tutto Staying in si respirano aria fresca ed euforia dal retrogusto dolcemente malinconico, ed è una sensazione impagabile. (da Rumore #197)

DiskJokke -
En fin tid (Smalltown Supersound)
"Musica per la notte che mantiene il calore dei pomeriggi in spiaggia": lo scrisse qualcuno parlando di Staying in, debutto datato 2007 del norvegese Joachim Dyrdahl, ma la definizione suona ancora più azzeccata per questo En Fin Tid. Titolo che dalle parti di Oslo significa qualcosa come "tempi felici", del tutto appropriato per un album che rende più calda e solare la già emozionante fusione messa a punto dal nostro. Ci sono le radici house e techno e dosi massicce di relax balearico, i viaggi della disco cosmica europea e gli spazi del dub, tutto passato in rassegna con una originalità fuori dal comune. Si guarda tanto alla compattezza del groove (Big Flash non dovrebbe avere problemi a fare urlare una pista piena) quanto alle esplorazioni sonore di gente come Arthur Russell e Alan Parsons, o dei gruppi kraut-rock tedeschi degli anni '70 più spinti verso l'elettronica. Con il valore aggiunto di una scaletta perfetta, che fa fluire gli otto brani in un crescendo di emozioni e conferma come, nella già incredibile scena nu-disco scandinava, questo ex studente di matematica sia il vero fuoriclasse.
(DJ Mag n. 2)


mercoledì 10 novembre 2010

pulse#149: Setting Sun (USA, young love) -solo set- ME 10.11.10 @ LaMelaDiNewton - PD

A.S.U. in collaborazione con la Mela di Newton presenta:

Pulse#149

SETTING SUN
(Young Love Records, USA)
gary levitt / SETTING SUN


[ Indie / Elettroacustica / Pop ]
http://www.myspace.com/settingsun
http://www.settingsun.cc/



Mercoledì 10 novembre,
h.21
@ La Mela di Newton Via della Paglia, 2 - PD


I Setting Sun di Gary Levitt, ormai al quarto disco in carriera, ribadiscono il concetto che la psichedelia non necessita sempre di un immaginario lisergico. Fantasurreal è un incrocio di melodie pop, atmosfere folk e tappeti synth(etici), che richiamano tanto il David Bowie dei primi dischi quanto gli attuali MGMT.
Brani come la piccola gemma acustica Sacrifice o la più incalzante Into The Wire, non sono frutto del caso, ma di una maturità acquisita col tempo. L'album regala trentacinque minuti circa di frivolezze pop, deviazioni folk e armonie agrodolci di buona fattura, capaci di cullare piacevolmente i pensieri, dipingendoli a tinte forti senza causare capogiri o pericolosi voli pindarici. Una musica innocente e ricca di fantasia.

qui trovate un'esaustiva bio (in inglese)



Largely the work of one man, Gary Levitt, Setting Sun creates a fantastical mix of whimsy and brightly hued pop matched to a surreal lyrical sensibility that's the product of either a vivid imagination or some good drugs.

Levitt's whispery vocals might remind listeners of a less depressed Elliott Smith. Levitt mixes softly cooed choruses and murmured spoken-word verses giving the sense that he's playing and singing to himself. This personal, confiding style lends the music its defining intimacy. Levitt the storyteller is immediately alluring, offering an inviting closeness in the whisper and croon of his honest lyrics.

On the latter, Levitt seems fond of tape saturation as well, pushing the cut's big drum beat into the red for a fuzzy tom sound. Here We Go Magic's Jennifer Turner joins him for "Into the Wire," which turns out to be lyrically more mundane, with Levitt singing about doing dishes, cleaning the bathroom and making the bed over a sparkling pop melody.
Cuts like the leadoff "Driving" and the six-minute paean to sustained adolescence, "Don't Grow Up," recall Grandaddy in their mutations of organic instrumentation.
Perhaps most out-there (or "fantasurreal," to use the new parlance) is "The Sympathetic CEO" which is sung from the point of view of an executive sitting on top of the world, though, it sounds like it comes from the bottom of the deep blue. Whatever, you want to call it, Setting Sun has made an album that's wonderfully weird.

When not on the road, Gary is at home in the studio where he records himself and other artists. His approach is in the spirit of "I'm gonna have fun in the studio and explore". Trumpet lines blare optimistic over a melancholy verse. String lines grace softly over pounding drums. This dichotomy is one of the elements making Levitt's music stand out from the lot, a sense of optimism beautifully cohabits with some serious melancholy. It sounds of drive, love, and enjoyment, even when it acknowledges dejection.

Gary produces, records and plays most of the instruments with help from friends Lawrence Roper (back vox), Erica Quitzow from Quitzow (strings, back vox) and Jen Turner from Here We Go Magic (bass back vox). Drawing upon a spectrum of emotions and sounds, the music of Setting Sun ranges from traditional rock instrumentation to exotic hallucinatory synth patches, strings, horns and lush orchestral sounds. Inspired by classic songs with contagious melodies, Gary's voice has been compared to David Bowie and Elliott Smith and his arrangements to Arcade Fire, MGMT and The Beatles. However, this man has his own set of pipes with an unmistakeable purity and directness. This record marks Setting Sun as a mainstay on the indie scene as Gary further carves a niche writing and producing another soaring batch of sweepingly beautiful indie pop songs.

venerdì 5 novembre 2010

pulse#148 - HouseShow: TOM GREENWOOD (Atp, Usa) di JackieOMotherfucker + Errnois - Ve 05.11.2010

A.S.U. in collaborazione con via Tartini ;) presenta:

Pulse#148

TOM GREENWOOD (Fire/Atp , USA)
Greenwood
[ Indie / Psichedelia / Folk ]

http://u-sound.blogspot.com/
http://www.myspace.com/jomf
http://www.cueartfoundation.org/tom-greenwood.html



+ Errnois (51beats, PD)
errnois

[ Indie / IDM / Shoegaze ]
http://it-it.facebook.com/marcello.spolverato
http://www.myspace.com/errnois
http://www.51beats.net/51bts021.html


Venerdì Ottobre, h.21 @ Via Tartini 4

Il protagonista di questo Pulse l'abbiamo già incontrato diverse volte, anche recentemente, con i suoi Jackie O'Motherfucker.
Anche qui l'occasione è notevole, sia per la location, dato che dopo anni ritorniamo in modalità houseshow in via Tartini 4/a, sia per l'unicità rispetto ai precedenti concerti targati JOMF, trattandosi di un set, come leggerete di seguito, che ha preso forma in vista di una particolare occasione proprio un paio di mesi dopo il suo tour italiano.
Tom Greenwood, conosciuto per essere il chitarrista e cantante, nonché fondatore dei Jackie-O Motherfucker ha appena presentato (maggio 2010, presso la Cue Art Foundation di New York) la sua prima mostra personale, curata dall'artista Chris Johanson.

Presenta ora una serie di performance soliste, ognuna delle quali uniche, costruite a partire sia da materiale inedito che di repertorio, da pezzi tradizionali e da improvvisazioni, utilizzando in un insieme organico chitarre, voce, effetti e turntable - come ai tempi dei primi Jackie'O.
Il tutto arricchito dalla proiezione prima del concerto del video "The Salem Singers", appositamente editato per la mostra, oltre che chiaramente da visual sulla performance musicale.

Nato nel 1966, figlio degli altipiani del Dakota, Tom Greenwood mostra presto grande inclinazione alla multimedialità. Salta da una scuola d'arte all'altra del freddo nord prima di ritrovarsi sulle strade di Minneapolis dove consegue la laurea in Media Arts.
Dopo aver trascorso la fine degli anni ottanta immerso nell'ambiente del rural rock, Greenwood decide di affondare nelle viscere del Lower East Side di Manhattan, dove entra in contatto con Thurston Moore, che lo incoraggia a proseguire il suo percorso musicale.

Dopo una serie di spiacevoli vicissitudini, Greenwood a metà degli anni novanta finisce a Portland, Oregon, dove tutt'ora risiede, e dà vita al "folle" progetto musicale che continua ancora oggi: Jackie-O Motherfucker.
JOMF è American Folk Music ma non solo: nel tempo, ha attraversato
il jazz più d'avanguardia, al suono delle radici si è unita la costante necessità di andare oltre: il risultato è quanto di più psichedelico si possa ascoltare nel panorama musicale odierno; chitarre che suonano come sitar, percussioni, tape loops, xilofoni, sax, clarinetti, voci fino ad evolvere nel suono attuale, più "compatto" ed, in un certo, senso space rock.
Nel 2010 i numerosi progetti musicali - Jackie-O, The U SOUND series, i vari live show - si fondono con quelli visuali per fluire in milioni di inaspettate direzioni e percorrere sempre nuovi sentieri estetici accomuniati dalla passione per la psichedelia, la ripetizione ed il concetto di folk.


Link:

http://u-sound.blogspot.com/
http://www.myspace.com/jomf

http://www.cueartfoundation.org/tom-greenwood.html


Errnois

Errnois è dal 2008 il progetto solista electro-oriented di Marcello Spolverato, ventinovenne padovano ex bassista, ex dams, ex indie-rocker.

Il suo primo album, "The Winter Season", è stato pubblicato lo scorso dicembre dalla netlabel milanese 51beats.

Dentro c'è un po' di tutto: soundscapes malinconici, IDM, sfrigolii glitch, field recordings, carillon e l'indietronica virata al folk dei Mùm.

Buonissime le recensioni, non solo in Italia; la webzine "sentireascoltare" lo ha definito "un quasi capolavoro".

Nel corso del 2010 altri pezzi sono stati pubblicati dalla giapponese Crest Records, dall'islandese Bad Panda e dalla netlabel romana Inglorius Ocean.

Quelle cui Marcello dà vita sono atmosfere minimali e sognanti, istantanee decolorate e ideali colonne sonore che rimandano, pur con soluzioni del tutto personali, all'universo pastellato della Morr
Music.
Link:

http://it-it.facebook.com/marcello.spolverato
http://www.myspace.com/errnois
http://www.51beats.net/51bts021.html


domenica 28 marzo 2010

pulse#130: NIOBE (Tomlab, DE) + Petrina (djset!) Domenica 28/03/2010 @ Pixelle

A.S.U. in collaborazione con Pixelle presenta:

Pulse#130:

NIOBE (Tomlab, DE)
niobe with flowers
http://www.myspace.com/niobeniobe
Selezione musicale pre e post concerto a cura di PETRINA http://www.myspace.com/deborapetrina
Domenica 28 Marzo h.22
@ Circolo Arci Pixelle, Via Turazza 19/4 - Padova


Dopo l'apparizione mattutina al South by Southwest (SXSW), la deliziosa ed intrigante Niobe si addentra longitudinalmente in Italia con una manciata di date, al che non abbiamo resistito all'opportunità di riproporvela nella dimensione che riteniamo a lei molto adatta, quella del piccolo club.

Per l'occasione è in arrivo l'intervista realizzata in occasione della sua esibizione in apertura al SSF09, insieme a quella rilasciata dal suo connazionale e collega per quella sera, l'eccezionale Guido Moebius.
Sotto trovate solo la parte relativa a Niobe, sul post di competenza invece trovate entrambe le interviste, quindi passate a leggervi anche quella di Guido Moebius, qui.

Prima di lasciarvi al materiale preconfezionato (mica nell'accezione negativa del pane da toast del supermarket, eh... solo nel senso di precedentemente preparato da prodi recensori), un ringraziamento a Petrina che si è resa disponibile per questo esperimento che la vede nelle inedite vesti di selecter dietro ai cdj del Pixelle.

partiamo con la scheda redatta da Enver in occasione del SSF09: "Yvonne come Yma (Sumac), Cornelius nel nome del compositore giapponese. Niobe e l'etichetta Tomlab stanno come un millepiedi in cento scarpe: indietronica anni Zero, vocalismi lounge-jazz sulla soglia dell'età pensionabile, equilibrio tra vuoto e pieno, leggerezza tropicale. Una linea sottile unisce "Voodooluba" e "White hats" all'album più recente, "Blackbird's echo", uscito a maggio e che vede tra i produttori dj Olive e David Grubbs: interessante sarà osservare come nell'era della piena riproducibilità tecnica la tedesca di Colonia tradurrà sul palco tanto minimalismo elettro-acus(ma)tico, così fragile, così fascinoso, faraway/so close..."

per continuare con l'intervista, sempre al SSF09, di cui si parlava poco sopra, a cura di Daniela Cia

Che impressione hai avuto di questa prima serata del festival?
Ah, fantastico ottimo pubblico tutti molto attenti; da non crederci ...
I tuoi show sono carismatici, in particolare la tua immagine sul palco sembra riproporre quella delle dive del passato. C'è una figura femminile nel cinema o nella musica che ti affascina o in cui ti rivedi?
Questo è una sorta di inconveniente che si presenta spesso. Adoro le gonne ed in generale gli abiti tradizionali, ma quando sono sul palco sono più che altro concentrata sulla mia voce. Il mio artista preferito in verità è William Kentridge , un uomo quindi, credo sia uno degli artisti più grandi del mondo, è lui la mia fonte di ispirazione. Ha lavorato per la biennale dove è considerato una superstar, è molto apprezzato per i suoi video e i suoi disegni. Penso spesso ai soggetti dei suoi film e talvolta cerco di comporre con la mia musica una sorta di colonna sonora a quelle immagini.

Blackbird's Echo esalta il lato più soul della tua voce. Si tratta di una sorta di rottura con il sound glitch electro che ha fin qui caratterizzato tutti gli altri tuoi dischi. A cosa è dovuta la scelta di virare verso un suono molto più fisico e terrestre?
E' stata un'idea della mia etichetta, sono venuti a sapere che New York la mia musica è molto apprezzata ed in particolare ad alcuni musicisti avrebbe fatto piacere lavorare con me. Quindi la Tomlab un giorno mi ha detto: "ti abbiamo preso un volo per New York e andrai lì 5 settimane a lavorare in uno studio e loro suoneranno i tuoi pezzi". Si tratta di musicisti eccezionali tra cui John Zorn e molti altri che lavorano spesso con lui. L'idea era appunto quella di completare l'album in modo che alcuni brani contenessero delle parti orchestrali o comunque di jam così li abbiamo riarrangiati. E'stata un'esperienza nuova lavorare in un'orchestra.

Di che cosa parlano le tue canzoni? C'è un tema ricorrente ?

I mondi paralleli. Le descrizioni di mondi di amore molto romantici e strani, sono tutti nella mia testa voglio precisare, non credo negli alieni o negli ufo, ma mi piacciono queste realtà parallele e il tentativo di entrare nel cuore delle persone e tirare fuori il lato sognatore ed emotivo.
Questa prima serata del festival ha visto la Germania protagonista, tu e Guido Moebius vi eravate mai incontrati prima?

Si ci conoscevamo già, ci siamo incontrati spesso a Berlino, lo apprezzo molto come artista.
Colonia la tua città e la Germania Ovest in generale ha dato i natali a band del calibro di Can, Kraftwerk, ti sei mai sentita affascinata da questa scena, magari anche prima di iniziare con la musica?
Colonia ha avuto un'influenza decisiva su di me. Io sono cresciuta a Francoforte a 200 km da Colonia, lì sei nel vivo dell'atmosfera atmosfera creativa e della scena culturale, anche a Dusseldorf soprattutto per la scena noise: i Neu, Stockhousen. Questa gente viene tutta da qui per cui un sacco di ottima musica e stimoli importanti.
Come è nata la collaborazione con Mouse on Mars ?

Eravamo amici, ma ci conoscevamo musicalmente non personalmente. Poi a loro è piaciuto molto un mio disco e mi hanno chiamata dicendomi che avevano assolutamente bisogno di me e così ne è uscito Radical Connector (2004 ndr). Tutto ciò mi ha certamente molto lusingato ed è stato motivo di crescita.
Abbiamo già detto che il tuo album è stato registrato a NY, da lì oggi escono nomi molto interessanti : Animal Collective, Black Dice, Dirty Projectors. Ti piacciono questi gruppi? E credi che il tuo album abbia assorbito qualcosa del "sound" attuale di NY?
Wow, stiamo parlando di band che io adoro. In particolare i Dirty Projectors li ho anche incontrati, sono inoltre una grande fan degli Animal Collective e attualmente ascolto spesso gli Hecuba sempre un duo newyorkese, ma non posso dire che il loro sound mi appartenga artisticamente, no non credo. Come dicevo l'artista che più mi rappresenta in questo momento è William Caridge.

Chi è la seconda voce in "Time is kindling"?

Oh è David Grubbs, lui è davvero una star ed è simpaticissimo. Gli ho proposto di cantare insieme una canzone volevo che il tema fosse la telepatia e lui mi ha detto subito di si, dovevo dargli solo il tempo di scrivere il testo. Così ha scritto le parole e mi ha quasi sconvolto quanto si adattasse perfettamente alla musica che avevo composto io. Si è trattato di vera e propria telepatia.

Cosa stai ascoltando ultimamente?

Yma Sumac. Poi ho ascoltato per la prima volta nella mia vita West Side Story su disco, non il film. Se vedi il film West Side Story ti viene da storcere il naso, tutta questa gente che balla e canta... non l'ho mai sopportato, il film. Poi ho sentito West Side Story by Leonard Bernstein; oh mio dio è pura ispirazione e assolutamente moderno, questo disco di Leonard Bernstein è semplicemente incredibile.


e per finire una dettagliata presentazione dell'artista Niobe e del suo recente Blackbird's Echo a cura della sua agenzia.

La musica multi-sfaccettata di Niobe gioca con la contrapposizione tra la sua voce calda e quasi dark e i suoni manipolati, talvolta irriconoscibili. Gli effetti elettronici estendono e piegano i suoni degli strumenti acustici, i ritmi minimal accompagnano le strutture frastagliate, piccoli fendenti formano continuamente nuovi e fantastici immagini puzzle. Le composizioni di Niobe diventano vive con le loro interruzioni e i cambi inaspettati, senza però chiedere mai troppo agli ascoltatori. Niobe combina volutamente frammenti provenienti da diversi generi ed epoche musicali: i motivi del piano rhodes richiamano la musica jazz, un brano al piano conduce alla musica classica moderna, un riff alla chitarra o al basso evoca un feeling blues. In mezzo troviamo disturbi elettronici e suoni spaziali, battiti elettronici minimal e astrazioni programmate. Per passare dal drum&bass all'esotica, Niobe ha bisogno solo di un paio di battute: a volte i suoi pezzi sono come perfide decostruzioni, come sottili dissezioni create usando un bisturi molto tagliente. Il suo quinto album Blackbird's Echo è stato registrato a New York. Aki Onda, che è stato coinvolto come produttore d'onore, ha messo insieme una gruppetto di bravissimi musicisti di New York che provengono da background musicali molto diversi e hanno apportato una vasta gamma di elementi all'album. Tutti i musicisti che hanno dato il loro contribuito a Blackbird's Echo hanno iniziato a lavorare dal materiale preregistrato da Niobe a Colonia. La maggiore parte dei testi sono stati scritti da Niobe e gli altri co-autori conosciuti già nel suo album precedente: St. Lindemer, Roberto Cabot and Janeta Schude. La linea guida per tutti i musicisti coinvolti è stata quella di tirare fuori la loro propria versione e visione delle canzoni. Blackbird's Echo segna una certa rottura con l'artificialità aggressiva che ha sempre caratterizzato Niobe, ma ciò nonostante riesce a dimostrare la sua determinata caparbietà lungo tutta la durata dell'album. Anziché nascondersi timidamente di fronte ai contributi di Trevor Dumm (contrabbasso), Shelley Burgeon (arpa), Doug Wieselman (clarinetto), David Grubbs (voce e organo) e molti altri, Niobe riesce a integrare queste parti all'interno del suo personalissimo sound design. Non è sorprendente che il suo lavoro affascini per la riccchezza di sonorità, profondità e varietà che bisogna assolutamente scoprire.